Rimini. A scuola bimbo russo fa da tutor alla compagna ucraina

Fosse per loro la guerra non sarebbe neppure iniziata, tantomeno proseguita. La semplicità disarmante e l’affetto incondizionato tra due bambini, un russo e un’ucraina, da poco compagni di classe a Rimini, è una bella lezione di vita da cui attingere a piene mani.

Siamo alle Scuole Ferrari di Rimini, in una classe quinta delle elementari. Per i protagonisti abbiamo scelto due nomi di fantasia, Natalia e Yuri, per non violare la loro riservatezza. La storia la racconta la maestra di italiano, Paola Olivetti, che segue la classe con un’altra collega: «In classe con noi c’è, ormai da tre anni, un bambino russo, Yuri, che parla italiano piuttosto bene e il russo. Una decina di giorni fa abbiamo avuto comunicazione dalla direzione che sarebbero arrivati nelle nostra scuola due fratellini ed il loro cugino dall’Ucraina, una è in quinta, mentre gli altri due sono in prima. É stata la nonna, già a Rimini come badante, che è riuscita a portare in Italia le figlie e i tre nipoti, mentre gli uomini sono rimasti in Ucraina. Provengono da una zona di confine con la Polonia, nei pressi di Leopoli».

Colori, matite e peluches

Dunque Natalia arriva in classe e scatta subito una gara di accoglienza: «Ci siamo messi a disposizione dalla direzione – dice la professoressa Paola Olivetti – per fare azioni di accoglienza, ed è subito scattata una gara di solidarietà tra i bambini, hanno portato a scuola colori, gomme, matite, peluches, devo dire che la classe ha risposto molto bene in favore di Natalia, ha sentito di essere fiera e orgogliosa di poter fare qualcosa di concreto, qualcosa di importante, verso una compagna che sta vivendo un momento drammatico. La mamma del bimbo russo ha chiesto cosa poteva fare per aiutare, chiedendo in particolare di fare da tutor, la lingua non è la stessa, ma si capiscono. Sono vicini di banco, lui traduce tutto quanto dall’italiano al russo per lei, loro si capiscono, sono diventati amici. É bello perché Yuri non vede l’ora di poterla aiutare, è nata una bella amicizia, che va ben oltre le barriere e i pregiudizi degli adulti».

Il bel gesto dei genitori

«Io riesco a comunicare con lei in inglese – continua l’insegnante – qualche parola la conosce, poi c’è il gioco che è universale ed i gesti. All’inizio abbiamo fatto attività di socializzazione, relazione ed accoglienza. La cosa bella in questa vicenda è l’amicizia, la disponibilità immediata dei genitori di Yuri a proporlo come tutor. Una storia magari simile a tante storie che si stanno realizzando in Italia, ma ognuna ha la sua unicità».

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