Riminese nell’inferno del Kazakistan. “Mi barrico, sento gli spari”

«Mi sembra di essere dentro un film, ma purtroppo è la realtà e qui è un bagno di sangue». Lorenzo Bianchi, riminese di 47 anni, si è trovato all’improvviso all’interno di un inferno, quello esploso in Kazakistan in un poche ore e divampato in tutta la nazione, senza sosta: morti ammazzati, decapitazioni, assalti armati, gruppi in rivolta e interventi dei militari che «sparano ovunque». L’epicentro delle contestazioni è nella città diAlmaty, la capitale economica dello Stato, ma anche in tutta la regione petrolifera del Mangystau. La gente ha iniziato una feroce protesta in piazza contro l’aumento del prezzo dei carburanti. Una miccia che ha fatto deflagrare la situazione. E Lorenzo è rimasto lì, «barricato in casa da ore», racconta lui stesso tramite messaggi telefonici, con cui il Corriere Romagna è riuscito a contattarlo. Immerso nel terrore e affacciato dalla finestra, con gli occhi per strada e la televisione accesa, per riuscire ad avere un minimo di coordinate nella confusione in cui è piombato. Nato a Gemmano, poi ha vissuto a Morciano fino a otto anni fa, con moglie e figli, quando il suo lavoro lo ha portato in giro per il mondo: sales manager dell’area Asia Pacific per la Brummel. Proprio in Kazakistan, dopo che è stato in Cina, Lorenzo è ormai da quasi due anni.

Pandemonio lungo le strade

A dare il via alla guerriglia urbana sarebbe stata l’irruzione fatta mercoledì di almeno un centinaio di manifestanti nel palazzo comunale di Almaty, dove ha occupato l’ufficio del sindaco. In breve è scattato l’ingresso delle forze militari, compre quelle dalla Russia. Bianchi parla di «un bagno di sangue, dalla mia abitazione sento gli spari e l’odore della polvere da sparo». Difficile capire come si evolverà, di certo il là «è stato dato da una sommossa popolare contro il caro dei prezzi dei carburanti e subito c’è stato l’intervento delle forze speciali», continua il riminese prima di interrompere i contatti nel pomeriggio di ieri: «Internet va e viene, le comunicazioni sono molto difficili». Così come è difficile, difficilissimo riuscire a mettere un punto al pandemoni che scorre come un fiume in piena lungo le strade: i primi bilanci parlano anche di decine di manifestanti uccisi, un migliaio di feriti; uno dei diciotto poliziotti ammazzati sarebbe stato decapitato; la polizia ha arrestato circa 2.000 persone in città accusate di aver partecipato ai disordini. Un caos totale, in cui il presidente Kassym-Jomart Tokayev è intervenuto tentando di arginare l’emorragia di sangue: dopo avere costretto alle dimissioni il governo, ha stabilito prezzi calmierati sul gas per i prossimi 180 giorni. Un’azione decisa che, ieri, non ha comunque fermato l’inferno in cui il Kazakistan brucia da più di un giorno.

Un sales manager partito per la Cinanel periodo Covid

Lorenzo Bianchi ha 47 anni ed è nato a Gemmano; trasferitosi a Morciano, lì ha vissuto per otto anni, fino a quando come sales manager dell’area Asia Pacific per la Brummel cucine non si è spostato nel 2019 in Cina, a Shanghai. In quel periodo, a Wuhan, 800 chilometri di distanza, era esploso il Covid. Lui, all’epoca, aveva testimoniato su come la Cina aveva reagito a questo evento epocale. L’anno successivo, sempre per la Brummel, Bianchi si è trasferito in Kazakistan, dove aveva parlato di una situazione di normalità, rispetto al Covid: «Non ci sono allarmismi, non sono un negazionista, ma mi comporto normalmente e quindi non mi preoccupo, così come tutto il resto della popolazione».

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