Svelato dai ricercatori di Ravenna l’aspetto degli antenati di “Lucy”

RAVENNA. Le analisi sul cranio fossile del più antico degli Australopitechi parla anche ravennate. I due ricercatori del dipartimento di Beni culturali di Ravenna Stefano Benazzi e Antonino Vazzana hanno infatti contribuito a realizzare la ricostruzione in 3D del reperto emerso nel 2016 in Etiopia. Un cranio di 3,8 milioni di anni fa, appartenente al primo degli ominidi da cui discende la storia dell’essere umano.

Benazzi, direttore del Laboratorio di osteoarcheologia e paleoantropologia del campus di Ravenna, e il ricercatore Vazzana, sono entrati a far parte del team internazionale di paleoantropologi, geologi, geochimici e paleobotanici che ha studiato il reperto chiamato “Mrd” alla ricerca dei suoi segreti e di tutto quello che poteva raccontare sull’evoluzione dei nostri antenati. Per anni hanno studiato e operato al fianco di Yohannes Haile-Selassie (Cleveland Museum of Natural History, Cleveland, Usa) e Stephanie Melillo (Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Lipsia, Germania) – i due principali protagonisti delle studio – e di altri esperti provenienti da America, Francia, Spagna, Etiopia e Germania.

La scoperta
Lo straordinario reperto è emerso nell’ambito delle ricerche avviate a partire dal 2004 nell’area di Woranso-Mille, un sito paleontologico nella regione di Afar in Etiopia. Fino ad oggi, queste ricerche hanno permesso di portare alla luce oltre 12.600 esemplari fossili appartenenti a circa 85 specie di mammiferi. Tra questi, ci sono fossili riconducibili a circa 230 esemplari di ominidi vissuti tra 3,8 e 3 milioni di anni fa. Il primo frammento del cranio “Mrd” – la mascella superiore – è stato trovato nel febbraio del 2016 da Ali Bereino, un lavoratore Afar locale, in una località conosciuta come Miro Dora, nel distretto di Mille, circa 550 chilometri a nord-est della capitale Addis Abeba e 55 chilometri a nord di Hadar, dove nel 1974 furono rinvenuti i resti del celebre esemplare di Australopithecus afarensis conosciuto come Lucy. Dopo aver portato alla luce questo primo reperto, ulteriori indagini nella zona circostante hanno permesso poi di recuperare il resto del cranio.

La ricostruzione dei ravennati
I “ravennati” Stefano Benazzi e Antonino Vazzana si sono occupati in particolare della scansione MicroCt e della ricostruzione in tre dimensioni del cranio fossile. «Abbiamo sfruttato tutta l’esperienza maturata in circa dieci anni di ricostruzioni digitali di ominini fossili per ottenere un modello 3D completo del cranio Mrd» ha detto Benazzi. «È stato sorprendente, a seguito di un lavoro molto complicato in cui sono state utilizzate tecniche di modellazione 3D e metodi di morfometria geometrica, constatare di essere di fronte al primo cranio completo di Australopithecus anamensis, ovvero la specie più antica del genere Australopithecus». Sfidando l’ipotesi ad oggi più accreditata, lo studio del team internazionale ha persino consentito di dimostrare come l’anamensis e il suo successore l’Australopithecus afarensis avrebbero convissuto per circa 100mila anni.

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