Ravenna, violentata per anni dal padre: “Voleva che facessi dei film porno per soldi”

Lo chiamavano papà. Per una delle due ragazzine lo era davvero, per l’altra lo era diventato durante il periodo di convivenza con la madre, seppure volto al termine. Poco più che bambine, condividevano per lui una sorta di affetto e un terribile segreto: quell’uomo, un ravennate di 63 anni, aveva abusato di entrambe. I loro racconti, precisi, circostanziati, perfino provati con un video, lo hanno fatto finire in carcere sulla base di un’ordinanza di custodia cautelare firmata la settimana scorsa dal giudice per le indagini preliminari Janos Barlotti, che riporta fatti gravissimi, denunciati dalla madre delle due ragazzine e poi confermati dalle giovani vittime. La più piccola, figlia naturale del 63enne, ha riferito di una sola circostanza avvenuta nel febbraio scorso, quando il padre l’avrebbe palpeggiata sul divano di casa; l’altra, di poco più grande, ha raccontato di rapporti sessuali «innumerevoli», durati anni e iniziati quando lei non era nemmeno 14enne.


Relazione incestuosa


Sarebbe stata la maggiore delle due sorelle a liberarsi per prima di un peso tenuto dentro fin dal 2018. I rapporti tra la madre e l’ex compagno erano rimasti buoni, tant’è che le frequentazioni erano costanti. A farla crollare è stata la rabbia dovuta a un rimprovero, allorquando la mamma le ha riportato le critiche del 63enne verso il rapporto che la giovane aveva con il fidanzatino maggiorenne. Durante quel diverbio, avvenuto il 20 maggio scorso, è scoppiata a piangere, trovando un coraggio fino a quel momento frenato dalla paura; piuttosto che sparlare male di lei, ha detto alla mamma, quell’uomo avrebbe dovuto metterla al corrente di quello che «le aveva fatto e le faceva ancora». Ha raccontato dei primi approcci, con carezze e palpeggiamenti, rapidamente confluiti in veri e propri rapporti sessuali continuativi. Lo stesso gip parla di “relazione clandestina incestuosa, imposta dal patrigno”. Lo scenario ricostruito dagli uomini della Squadra Mobile, coordinati dal sostituto procuratore Angela Scorza mette i brividi: gli abusi avvenivano in casa, ma anche in auto, in ogni occasione utile creata per trovarsi da solo con lei, anche all’uscita da scuola. Si erano interrotti per un paio di anni, quando l’uomo era finito in carcere per precedenti problemi con la giustizia. Uscito, nell’ottobre scorso, aveva riallacciato i rapporti con la famiglia: «Dobbiamo ricominciare», avrebbe detto con la ragazzina.


«Devi fare film porno»


Non ci sono filtri nelle parole usate dall’adolescente, sentita dagli inquirenti in un contesto protetto. L’uomo le faceva regali, l’adulava e pretendeva con forza fisica e psicologica la “ricompensa”, convinto che lei avrebbe tenuto il segreto. Nell’intimità c’erano addirittura proposte scabrose, come quella di filmarla con una mascherina e realizzare video pornografici per fare soldi, «poi ti compri la villa», le diceva.
Alla fine il filmato lo ha realizzato la ragazza. Su suggerimento di un amico, con il quale si era confidata, ha registrato proprio una di quelle violenze che negli ultimi mesi avvenivano «praticamente tutti i giorni»: una «strategia – ha riferito la minore – per trovare le prove di quello che dicevo in caso qualcuno non mi avesse creduto».


Abusi sulla sorellina


Vinto lo choc, la madre ha denunciato l’ex compagno. Ma una decina di giorni dopo, il 9 giugno scorso, è tornata in questura per aggiungere le rivelazioni fatte anche dalla più piccola delle figlie. «Papà lo ha fatto anche a me», le ha detto, parlando di presunti toccamenti avvenuti mesi addietro nel divano di casa, quando il genitore pare fosse ubriaco. La piccola lo avrebbe detto anche alla moglie del padre, la quale, assicurandole che l’uomo era pentito, l’aveva portata a prendere un gelato, raccomandandosi di non dire nulla a nessuno. Il segreto lo ha tenuto per alcuni mesi, fin troppo, finché ha visto nello sfogo della sorella maggiore una spalla alla quale appoggiarsi per fare emergere la tremenda verità.

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