Ravenna, sorpreso violare l’obbligo di dimora si finge poliziotto

Ha telefonato in Procura spacciandosi con ufficiali giudiziari e personale amministrativo per lo stesso agente della questura di Bologna che qualche giorno prima lo aveva sorpreso violare l’obbligo di dimora. Il tutto, per evitare le conseguenze di quel controllo e tornare libero. Peccato che il poliziotto in questione fosse una donna, e quel giorno fosse pure fuori servizio. Così, la pezza è divenuta peggiore del buco. E per Mohamed Achouak, 20enne originario di Agrigento e residente a Massa Lombarda, la misura cautelare disposta lo scorso marzo per un’altra “bravata”, si è trasformata in un nuovo arresto. Lo sono andati a prelevare i carabinieri della Stazione di Massa Lombarda, che lo hanno portato in carcere a Ravenna.

Il viaggio in A1 con i lampeggianti

Una “truffa processuale”. Così l’ha definita il giudice per le indagini preliminari Corrado Schiaretti nell’ordinanza emessa su richiesta del sostituto procuratore Angela Scorza. Al ragazzo non è mancata certo la fantasia, né la coerenza nel continuare a fingersi un esponente delle forze dell’ordine. Lo scorso marzo, infatti, era stato arrestato insieme ad altri due coetanei per avere viaggiato nel tratto autostradale Bologna-Firenze utilizzando un lampeggiante blu, simile a quelli in uso alle forze di polizia. Nell’auto da lui guidata quel giorno e ispezionata una settimana dopo, era stata travata anche la replica di una Beretta e tre radio ricetrasmittenti. Se l’erano cavata tutti con l’obbligo di dimora e di permanenza domestica notturna con il divieto di allontanarsi se non per ragioni di lavoro, volontariato o studio, preventivamente comunicate ai carabinieri.

Uscita clandestina

Eppure lo scorso 21 maggio, sulle 20.45, una pattuglia del reparto Prevenzione Crimine della questura di Bologna, in servizio a Lugo, ha fermato il 20enne alla guida di una Mercedes nella zona del centro commerciale “Il Globo”. Con lui c’erano altri due ragazzi, a loro volta noti alle forze dell’ordine. Lui si è giustificato con l’ennesima balla: un’uscita per motivi di lavoro verso Cervia. Tanti saluti alla richiesta di revoca della misura cautelare presentata dal proprio difensore una settimana prima.

La frode

Il ragazzo ha atteso un giorno, poi si è messo al telefono, contattando gli uffici della Procura. «C’è stato un errore», avrebbe detto a un ufficiale di polizia giudiziaria in servizio al terzo piano del tribunale, dopo essersi presentato con il nome dell’agente che aveva firmato il verbale di controllo. Non si è risparmiato nel citare pure l’assistente di un giudice. Il sedicente poliziotto ha richiamato, sostenendo che Mohamed Achouak era un suo informatore, tirando in ballo pure un carabiniere della stazione di Masa Lombarda.

Le stranezze erano ormai troppe. Dalla verifica con la questura di Bologna si è scoperto che l’agente con quel cognome in realtà era una donna, pure fuori servizio. Infine anche la voce al telefono, già ascoltata dagli inquirenti in altre conversazioni registrate, ha tradito l’impostore. «Senso di onnipotenza; convinzione dell’impunità; convinzione che la menzogna costituisca strumento di facile ed efficace accesso per indurre in errore qualsiasi interlocutore per raggiungere obiettivi illeciti o illegittimi». Sono le parole del gip, che hanno aperto le porte del carcere.

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