Ravenna, l’addio al “papà” dell’elisoccorso, vittima del Covid

È stato il Covid, il virus che dall’inizio del 2020 sta mietendo vittime in tutto il mondo, a uccidere domenica scorsa Dino Guerra, scomparso all’età 77 anni nella sua Cervia. Il tragico destino del “papà” dell’elisoccorso, nonché fondatore e dirigente dai primi anni Settanta di numerose associazioni di volontariato socio-sanitarie, tra cui la Pubblica Assistenza e l’Avis provinciale, segue quello della moglie, spirata una decina di giorni fa sempre a causa del virus, che avrebbe colpito anche una delle due figlie, fortunatamente guarita dalla malattia.

L’addio a Guerra è in programma oggi, alle 14.30, nella camera ardente allestita nella sede della Pubblica Assistenza di Cervia, di fianco all’ospedale San Giorgio, dove verrà effettuata una breve funzione religiosa. Sarà l’occasione per le tante persone che lo conoscevano – in particolare del mondo della sanità, del volontariato e dell’assistenzialismo –, per porgergli l’ultimo saluto e per stare vicini ai familiari, colpiti da un terribile doppio lutto nel breve spazio di pochi giorni.

L’omaggio del Volontariato

La Comunità Romagna ODV e la Consulta del Volontariato di Ravenna in una nota hanno ricordato Guerra: “Il mondo del volontariato ravennate piange la prematura scomparsa, dopo breve malattia, del Cav. Dino Guerra. Cervese di nascita, ma attivo per tutta la sua carriera a Ravenna e sul territorio provinciale, si è fatto apprezzare come dirigente associativo fortemente carismatico, coraggioso, pieno di iniziativa. Dirigente dell’AVIS e fondatore delle Pubbliche Assistenza di Ravenna e di Cervia, dagli anni settanta ad oggi ha attraversato da protagonista tutte le stagioni che il volontariato organizzato ha vissuto, a partire dalla costituzione della Consulta del Volontariato di Ravenna, prima in Italia a coordinare e rappresentare unitariamente il volontariato di tutta una comunità. Convinto e precocissimo assertore della managerialità nel volontariato, ha saputo valorizzare le potenzialità del volontariato ravennate al cospetto della politica, della sanità pubblica, del mondo dell’impresa, in un incessante intrecciarsi di iniziative, progetti, sperimentazioni, servizi.Ha saputo fare bene il bene, coinvolgendo nelle sue iniziative migliaia di volontari e senza trascurare il dovere di creare posti di lavoro per i giovani. Ha creato servizi innovativi che le associazioni di cui è stato dirigente stanno ricordando nei loro comunicati di queste ore. Un innovatore, uno sperimentatore, una personalità che il mondo del volontariato unito ricorda, stringendosi con affetto al dolore della famiglia e dei tanti che gli furono amici”.

 

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