Ravenna, la guerra e il business del grano

Oltre all’emergenza umanitaria e alle preoccupazioni per le fonti energetiche, la guerra in Ucraina porta con sé il tema degli approvvigionamenti di grano a livello internazionale. Le quotazioni del cereale si sono impennate ed è probabile che le superfici destinate a questa coltura aumentino anche in Romagna. «La guerra ha stravolto il mercato – commenta Domenico Calderoni, componente della giunta di Coldiretti Ravenna e presidente di Agrisol -. Le quotazioni del grano duro, usato principalmente per la pasta, sono passate dai 30 euro al quintale del 2019, ai 50 euro di oggi. L’incremento è ancora più spiccato per il grano tenero, usato per i prodotti da forno, che è passato dai 21 euro al quintale del 2019 ai 39 attuali. Sono rincari significativi che indurranno molti coltivatori ad ampliare le superfici agricole destinate al grano. Per il territorio ravennate si tratta di una produzione con una lunga tradizione e in grado di offrire un’ottima qualità. Il grano bianco è peculiare della nostra zona e del Ferrarese. Nella nostra provincia ogni anno si producono oltre due milioni di quintali di grano che sono indirizzati per la maggior parte verso i mulini locali perché da anni si sta attuando un’attenta politica della qualità del prodotto attraverso le certificazioni».

Chiediamo a Calderoni se prevede problemi di approvvigionamento per l’Italia viste le attuali difficoltà in Ucraina: «La guerra non ci manderà in crisi – risponde – anche perché le importazioni italiane di grano dipendono solo per il 10% dall’Ucraina. Quest’ultima rifornisce Paesi soprattutto del Nord Africa e del Medio Oriente».

La raccolta avverrà tra poche settimane: «Inizieremo intorno al 20 giugno con l’orzo per poi concludere il raccolto entro il 5/7 luglio con il grano duro – dice Calderoni -. Dopodiché i coltivatori inizieranno a pensare al prossimo anno con le semine che saranno effettuate in autunno. Con quotazioni così alte è facile prevedere un’espansione delle superfici destinate a queste colture. È probabile che le fibrillazioni internazionali proseguiranno, alimentando la spirale dell’aumento dei prezzi. Le disponibilità di terreni dipenderanno anche dal meccanismo delle rotazioni. È molto importante assicurare un’alternanza tra le colture che assorbono (come il grano) e le colture che arricchiscono la terra (come i legumi)».

«Le quotazioni alte del grano stanno modificando le scelte dei nostri agricoltori – conferma il presidente di Coldiretti Ravenna, Nicola Dalmonte – La media poderale delle aziende agricole ravennati è di circa 20 ettari che, fino a poco tempo fa, rappresentavano una superficie che non garantiva forti ritorni sulle colture dei cereali. Oggi il panorama è cambiato e per gli agricoltori può essere vantaggioso piantare grano anche in superfici non troppo estese. Il fenomeno è evidente nel basso lughese e nelle zone della pianura di Ravenna. In collina invece resistono le colture vinicole e frutticole».

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