Gli accessi al Pronto Soccorso sono in rapida crescita e il personale sanitario si trova ad affrontare le problematiche pre Covid, con i tanti accessi impropri, con le regole operative imposte dal contenimento del Coronavirus: limitazioni per gli accompagnatori, ingressi contingentati. Gli accessi giornalieri sono cresciuti e stanno tornando ai livelli precedenti.
Accessi in crescita
Il dottor Andrea Morelli, direttore del Pronto Soccorso, spiega che gli accessi sono tornati a salire in maniera importante: «Oggi siamo tra i 180 accessi nelle giornate “tranquille” ai 270 accessi al giorno. La differenza rispetto a prima è che dobbiamo lavorare con le misure preventive necessarie a contenere il Coronavirus e tutto diventa più complicato».
Morelli aggiunge: «Oggi tutti vengono al Pronto Soccorso per trovare risposte ai loro problemi di salute, è un po’ come se in una città ci fosse un solo supermercato. Da parte nostra non possiamo far altro che lavorare senza sosta, medici e infermieri». Il lavoro è continuo: capita a volte che «non si abbia quasi il tempo di bere un bicchier d’acqua».
«Risposte a tutti i pazienti»
Morelli assicura che, pur con le complicazioni date dalle nuove necessarie procedure anti Covid, si riesce a dare una risposta a tutti. Osserva però che «di pazienti con patologie acute se ne vedono pochi. Si tratta in larga parte di patologie croniche, anche gravi, per le quali molti vengono al pronto soccorso in cerca di una cura». Cura che viene somministrata ma è nella Medicina del territorio che andrebbero cercate risposte, lasciando il Pronto Soccorso riservato a chi ha urgenze.
Un percorso complicato
Da questo punto di vista si era trovato forse un equilibrio durante la fase acuta dell’emergenza sanitaria: le persone avevano smesso, per paura di contrarre il virus, di rivolgersi alla medicina di urgenza ed erano calati in modo considerevole i cosiddetti accessi impropri. Una situazione che non è durata molto e la ripresa dell’affluenza al Pronto Soccorso è complicata dal percorso di accesso in ospedale. Chi arriva con sintomatologie che non hanno nulla a che fare con il cororonavirus viene sottoposto a tampone e aspetta l’esito in reparto in caso ci sia necessità di ricovero. In caso di sospetto c’è un’apposita area filtro mentre se si è davanti a sintomi che rimandano direttamente al Covid si viene dirottati nel reparto Malattie Infettive. In altre parole, se già il lavoro era complicato in passato ora lo è ancora di più.
«Non so se il virus sia sparito o si nasconde – riprende Morelli – ma noi dobbiamo comunque comportarci come se fosse presente. La situazione non è certo migliorata nella Fase 2». E di fronte c’è l’estate, periodo già normalmente molto difficile.

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