Ravenna, costretti a mangiare feci: chiusa casa famiglia

Mar 11 Giugno 2019 | Alessandro Cicognani


Ravenna, costretti a mangiare feci: chiusa casa famiglia

Wed 2 October 2019 | Alessandro Cicognani

Giovedì mattina ore dieci e mezza. Tra le mura della “Casa famiglia per anziani Villa Cesarea” sono iniziate le prime attività. Le tre badanti in servizio stanno aiutando gli uomini e le donne a lavarsi. Un 94enne da tempo ospite della casa famiglia, però, è restio a curare la propria igiene. Non è la prima volta ed così che tra le due badanti che lo stanno curando sarebbe montato il desiderio di punirlo in modo esemplare. Si chiudono con lui dentro il bagno e in un impeto di assurda violenza una delle due lo blocca con forza, dando vita a quello che la stessa polizia municipale ha definito «un episodio intollerabile». L’altra badante raccoglie infatti le feci dell’anziano e prima gliele spalma sul viso, poi lo obbliga a mangiarle.
L'ira delle due badanti - stando alle accuse messe agli atti dell’inchiesta - si placa solo quando l’anziano comincia a sentirsi male. Dalla casa famiglia sono costretti a chiamare il pronto soccorso.

Il pm Cristina D'Aniello e il procuratore capo Alessandro Mancini


Ora le due badanti e il titolare della casa famiglia “Villa Cesarea” - un ravennate di 63 anni - sono tutti e tre indagati dalla Procura della Repubblica per maltrattamenti in concorso.

Il comandante della polizia locale Andrea Giacomini


A far scattare l’indagine della Polizia locale - coordinata dal pubblico ministero Cristina D’Aniello - è stata una terza badante della casa famiglia.
È così che nasce una inchiesta lampo, che in poche settimane ha permesso agli inquirenti di ricostruire i tanti e reiterati maltrattamenti che quel 94enne sarebbe stato costretto a subire nel corso della sua permanenza dentro la “Villa Cesarea”.
Ieri mattina gli agenti della polizia locale si sono recati in via Cesarea per notificare al titolare della casa famiglia il provvedimento di sospensione dell’attività. Inoltre gli uomini della municipale hanno operato, su disposizione del pm, una perquisizione dei locali, scoprendo che in quel momento dentro la struttura erano ospitate otto persone, quando per legge non avrebbero potuto ospitarne più di sei.

(Tutti i particolari sul Corriere Romagna in edicola)

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