Porta Schiavonia a Forlì, i Bravi ripropongono l'idea del "tetto"

Gio 15 Agosto 2019 | Piero Ghetti


Porta Schiavonia a Forlì, i Bravi ripropongono l'idea del "tetto"

Fri 4 October 2019 | Piero Ghetti

FORLI'. Immaginatevi Forlì ancora cinta dalle poderose mura medievali volute da Caterina Sforza: Porta Schiavonia era l’accesso principale a quella città ormai scomparsa. Eretta nel 1743 in omaggio al cardinale forlivese Camillo Paulucci, rientrato dalla Polonia dove si era occupato della salita al trono di Augusto III, nel 1933 è stata inspiegabilmente mutilata del mitico androne, riparo dei braccianti giornalieri (agl’ovar) che attendevano di essere ingaggiati dai fattori per la mietitura.

I lavori fatti
L’ultimo intervento manutentivo sul monumento risale al 2002: un comitato capitanato dall’allora assessore comunale Gabriele Zelli, si accordò con alcuni artigiani locali per la pulizia delle murature interne. Il passo successivo sarebbe dovuto essere il restauro degli esterni, ma i fondi erano terminati. I recenti lavori di riassetto della circolazione stradale di Schiavonia, che è uno dei punti più trafficati della zona ovest della città, raccordo tra centro storico, viali della circonvallazione, ponte di Schiavonia e tutti i quartieri sulla Via Emilia, hanno restituito centralità alla storica porta, l’unica rimasta (ma anche la più antica) delle quattro barriere daziarie esistenti sino all’ultima guerra. L’intervento, a cura dell’Amministrazione comunale, ha portato alla realizzazione di due rotonde collegate, che hanno sgravato le vie adiacenti dal groviglio di auto provenienti da viale Salinatore e dirette a Bologna, obbligate a passare per via del Portonaccio. Tutta l’area circostante il monumento è stata ripavimentata in pietra e liberata dalle auto prima parcheggiate quasi a ridosso dell’arco. Presto la Porta sarà dotata anche di una nuova illuminazione, in grado di ridare smalto ad uno degli edifici più rappresentativi della memoria forlivese.

E quelli da fare
Se gran parte dei concittadini, almeno sui social, esprime gradimento per l’intervento, resta il nodo del recupero funzionale dell’edificio e in particolare della rocchetta di sinistra addossata all’arco. Per l’edificio quattrocentesco, il residuo più consistente dei bastioni quattrocenteschi, non si è ancora prospettato alcun intervento. «Perché non coprirla con un tetto, per poi insediarvi un ufficio di promozione turistica cittadina?». L’idea proviene da Alberto e Roberto Bravi, i meccanici di biciclette operanti da decenni in Corso Garibaldi, nella storica bottega posta al piano terra del palazzone Iacp risalente agli anni Trenta. «Già nel 2002 – racconta Alberto – proponemmo l’idea agli amministratori comunali, ma senza fortuna. Ci risposero che la Soprintendenza non avrebbe mai consentito la copertura della rocchetta, ritenendolo un falso storico. Se vogliono una soluzione la trovano, magari con una copertura provvisoria». L’appello dei bravi (di nome e di fatto) artigiani è lanciato. Una Porta Schiavonia restaurata e viva, costituirebbe un ritorno d’immagine indiscutibile per l’intera Forlì.

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