Ortofrutticola, ecco il Piano industriale: via i marron glacés


Sul tavolo della vertenza sull’Ortofrutticola del Mugello ci sono le proposte dettagliate che ItalCanditi ha portato al Tavolo di crisi aperto in Regione Toscana a Firenze: si tratta del famoso Piano industriale tuttora in via di valutazione.
In questo non si parla più di chiusura, anzi si vorrebbe addirittura aumentare la produzione, escludendo però i marron glacés.
Proprio su questo non vi è accordo, anzi c’è chi, come il gruppo consigliare “Siamo Marradi”, propone di inserire nella trattativa in corso «l’impegno di lasciare a Marradi i macchinari per tale tipo di produzione di alta qualità da prodotto fresco Igp di Marradi attivando due linee specifiche: “Marron glacés di Marradi Igp” e “Marron glacés italiani di alta qualità”.
Si vorrebbe inoltre invitare i vertici di ItalCanditi a una seduta del consiglio comunale marradese dove proclamare «una promessa solenne e verbalizzata a mettere in atto il piano concordato e a non cambiare strategia».

ItalCanditi attiverebbe una partnership della durata di 5 anni (rinnovabile per altri 5) con Gaetano De Feo (il vecchio proprietario), a cui fa capo un altro stabilimento ad Avellino. La fabbrica di Sant’Adriano sarà di De Feo e anche i macchinari, esclusi appunto quelli per i marron glacés da portare a Bergamo. Da Avellino a Marradi sarà trasferita la lavorazione del prodotto fresco, ma non si capisce se ciò possa aprire una vertenza in Campania.
A Marradi si vorrebbero realizzare tre nuove linee: i marroni allo sciroppo, definita “lavorazione di pregio” destinata alle pasticcerie; il confezionamento di marroni e castagne fresche, compresi i marroni di Marradi con una linea completamente nuova e arrivo dei macchinari necessari da Avellino; i marroncini pelati e cotti, in doypack (snack) che vedrebbe “un mercato in fortissima crescita” a cui destinare 170 tonnellate di marroni e investimenti per l’acquisto di nuovi macchinari.

I marroni canditi da 6mila fusti l’anno passerebbero a 15mila. Da 270 tonnellate di marroni lavorati si passerebbe nel 2022 a 500 tonnellate di castagne e marroni, per arrivare nel 2026 a circa 700. L’impegno a ritirare 50 tonnellate di frutti dai castanicoltori locali, passerebbe a 60 tonnellate.
Secondo lo studio di ItalCanditi, Marradi produce circa 150 tonnellate di marroni l’anno, mentre ne lavora 270 perché la maggioranza proviene da altre zone d’Italia: delle 150 tonnellate locali, un terzo è acquistato dall’Ortofrutticola, che lo vende poi alla Terminio Frutta di De Feo ad Avellino per la distribuzione del prodotto fresco, di questi 8 tonnellate tornano a Marradi congelate. In definitiva si vuole specificare che «solo il 3% di castagne marradesi verrebbero lavorate in loco». E tutto ciò per ItalCanditi «non giustifica l’arroccamento sul marron glacés, che è un prodotto flat (in stasi di consumo), mentre invece il piano presentato è serio e improntato a valorizzare lo stabilimento marradese attraverso un ammodernamento e una conversione a produzioni con maggiori trend di crescita».

Il rilancio ipotizzato non troverebbe però conferma nella totale salvaguardia della forza lavoro.
Per quanto riguarda i 9 dipendenti fissi non si parla di licenziamento, mentre per quel che concerne i lavoratori stagionali si parla di mantenere quelli dello scorso anno, quantificati dall’azienda in 64 unità per il medesimo monte ore, mentre da altre fonti risultano essere più di 80. Un aggiornamento è fissato al 28 gennaio al terzo Tavolo di crisi.

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