“Orgoglio e pregiudizio” a Russi con Arturo Cirillo

Il 2022 della prosa al teatro Comunale di Russi si apre martedì 11 gennaio alle 20.45 con “Orgoglio e pregiudizio”, prima versione teatrale italiana del romanzo di Jane Austen, con l’adattamento teatrale di Antonio Piccolo e la regia di Arturo Cirillo. Lo spettacolo poi proseguirà la tournée in Romagna arrivando al teatro Galli di Rimini, con quattro repliche dal 14 al 16 gennaio. Regista e attore tra i più interessanti della scena nazionale, Arturo Cirillo assieme alla sua compagnia decide di compiere un viaggio in una delle pietre miliari della letteratura mondiale. Lo spettacolo asseconda anche una particolare passione del regista per l’Ottocento e di fascinazione dal rapporto fra i grandi romanzi dell’epoca e la scena.

Cirillo, come è nata questa passione per il l’800 e le opere di Jane Austen?

«Il mio rapporto con i libri di Jane Austen non è nato nel periodo adolescenziale ma circa sette/otto anni fa quando l’ho scoperta e letta interamente. È iniziato così una grande infatuazione dovuta al fatto che mi piace molto la sua leggerezza e la capacità di mettere in ridicolo e criticare un periodo e un mondo che conosce molto bene. Come autrice ha sempre uno sguardo amorevole e sarcastico allo stesso tempo nei confronti dell’ambiente che la circonda. Inoltre i suoi testi fanno un grande uso dei dialoghi e questo mi ha sempre fatto pensare al teatro. Il mio obiettivo è di giocare con il suo mondo e la sua scrittura».

In che modo dialogano letteratura e drammaturgia?

«Studiando la biografia di Jane Austen ho scoperto che si divertiva sin da giovane in ambito familiare a mettere in scena piccole pièce che poi sono state pubblicate. Scegliendo di non sposarsi ha accettato di rinunciare all’indipendenza economica rispetto alla sua famiglia e questo ha condizionato la sua vita in ogni aspetto. Per la prima volta in Italia portiamo a teatro questa opera, mentre nel mondo del cinema è stata affrontata più volte, ma spesso con una inflessione più romantica a cui io preferisco quella ironica perché penso sia più adatta a rappresentarla».

Nella sua lettura ci sono parallelismi con la contemporaneità?

«Quando porto in scena i classici non amo fare lavori prettamente filologici ma capire come quel mondo ci possa parlare ancora oggi. Sono diverse le tematiche ancora molto attuali. A partire dal peso del mondo economico, che all’epoca condizionava i matrimoni combinati, ma ancora ha molti effetti sulle nostre vite. C’è poi la condizione femminile, perché anche oggi quando una donna non si sposa o non fa figli è vittima di preoccupazioni dei genitori o frustrazioni personali. Nelle storie di Jane Austen troviamo delle eroine che si sono scelte il loro “happy ending” con consapevolezza. La chiave che ho scelto è quella della farsa e credo sia anche funzionale a trasmettere tutti questi messaggi con la giusta leggerezza, come una critica sociale sottesa».

Che rapporto ha con la Romagna? Ricordiamo che è stato anche nella giuria del Premio Riccione Teatro.

«Sì, sono stato in giuria per due anni, un’esperienza che ricordo con grande piacere e che mi lega al ricordo del mio amico Franco Quadri. Sono sempre felice di tornare in questa terra. Credo ci sia un pubblico vitale e che la Romagna abbia sempre fatto tanto per il teatro, questo si sente».

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