Nuovo disco di Ivan Grazian, parla la moglie Anna

Un nuovo album firmato Ivan Graziani, il poliedrico artista che scriveva canzoni e romanzi, dipingeva e disegnava storie a fumetti, vedrà la luce nel 2022. Grande attesa per le preziose novità che riguardano il repertorio di questo cantautore scomparso troppo presto, il 1° gennaio del 1997. Un disco che nascerà dai materiali custoditi nel suo studio di registrazione, Officine Pan Idler, in particolare alcuni nastri che, grazie alle nuove tecnologie, sono stati finalmente “aperti”. E «all’interno sono state trovate molte tracce inedite, su cui – come ci ha raccontato la moglie, Anna Bischi Graziani – stiamo lavorando per la pubblicazione, nel 25° anniversario della morte».

Nato a Teramo, scomparso a soli 51 anni a Novafeltria, sua terra di adozione, dove per amore aveva scelto di vivere e lavorare, anticipatore, sensibile, ironico, fuori dagli schemi, aveva raggiunto il grande successo ma non si era mai distaccato dalla gente e dai luoghi amati come Teramo, Urbino, Alghero, Novafeltria, San Leo. Ha dato tanto alla sua terra natìa e alla Valmarecchia donando il suo tempo e il suo talento, mettendosi a disposizione. Da tempo la sua città natale, con la presidenza della moglie Anna, promuove il Premio Pigro omaggio a Ivan Graziani, concorso di nuovi talenti, e i vincitori di ogni edizione salgono sul palco di Sanremo e «ciò accadrà anche il prossimo 3 febbraio».

Anche in Romagna e a San Marino non mancano le celebrazioni, «l’ultima promossa a Novafeltria, dove alcune sue frasi campeggiano sulla facciata del municipio e le sue canzoni risuonano nella piazza». E Tommaso e Filippo, «i nostri due figli, entrambi musicisti, continueranno con la loro band il tour Viaggi e intemperie».

Anna, da quando vi siete messi insieme, era il 1966, è sempre stata la sua prima collaboratrice. In cosa le chiedeva di seguirlo?

«Voleva che gli fossi accanto fin dal momento della nascita di una canzone. Scriveva prima la parte musicale e poi il testo, ed è il lavoro di scrittura che facevamo insieme, e se capitava che non fossi con lui e aveva appena scritto qualcosa, mi telefonava anche a notte tarda e mi cantava le strofe chiedendo il mio parere. Desiderava fossi sempre con lui, voleva che fossi la sua spalla e io lo sono sempre stata, anche perché ero abbastanza critica, non è nel mio carattere lodare più del dovuto e lui, sapendolo, ne teneva conto».

Dopo la scomparsa di Ivan lei si è da subito tuffata nel non facile ruolo di tenere viva la sua musica e la sua figura, mostrando un’energia e un carattere impareggiabili.

«Ero conscia del patrimonio che ci ha lasciato, della sua originalità e del suo essere così avanti con una produzione musicale più che attuale ancora oggi. Per questo siamo molto felici della possibilità di far ascoltare gli inediti, un materiale bellissimo a cui Tommaso e Filippo si dedicheranno con i musicisti che riterranno opportuno chiamare. Tutto è in via di definizione ma questo anno sarà quello di uscita».

Ivan ha scritto sulla pazzia, sulle donne, tante, e su tematiche a cui non si dava spazio nelle canzoni degli anni 70 e 80.

«È così e per questo non è stato molto capito. Lui aveva una sensibilità particolare, era un grande osservatore e amava cantare ciò che gli era vicino, che accadeva nelle periferie, nella provincia, nelle campagne, così le figure incontrate per strada. Portava con sé dei taccuini su cui appuntava pensieri e disegnava».

Quali tra i tanti aneddoti le piace tenere vivi?

«Tanti, ma più che aneddoti sono momenti di vita. Ad esempio mi piace ricordare quando andammo insieme al Louvre e mi lasciò entrare mentre lui rimase all’ingresso col suo blocco da disegno e le matite colorate per osservare e disegnare chi entrava. E anche l’andirivieni delle persone che portava a casa: camionisti, pizzaioli, umanità varia che gli capitava di incontrare e che aveva qualcosa da raccontare. Era curioso di conoscere da vicino l’umanità che si ritrovava attorno e la loro quotidianità. Le sue canzoni parlano di questa umanità e lui prima di altri ha scritto della pazzia, della violenza sulle donne, della droga, dell’omosessualità, della guerra, dei rapporti sbagliati».

Come lo spiega?

«I geni colgono dalle svariate esperienze di vita sollecitazioni e input. Ivan sosteneva che queste esperienze, essendo vere, hanno una valenza doppia e quando le innestava nelle sue canzoni il tutto prendeva una costruzione diversa e la si avvertiva dando emozioni più potenti».

Com’era il suo rapporto coi figli?

«Era molto disponibile, amava giocare con loro, coi nostri figli e i loro amici aveva creato un club che aveva chiamato Defender e inventava, situazioni, giochi”.

E quello con gli amici artisti?

«Lui era un po’ lupo. Conosceva tutti e avendo lavorato con Battisti, De Gregori, Venditti, Ron, la Pfm, era legato a loro ma tra quelli che frequentava di più c’erano Renato Zero, Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Roman Kuzminac, Rino Gaetano».

È stato il primo cantautore a salire sul palco del Premio Tenco nella prima edizione del 1974, l’album “Pigro” è considerato dalla rivista “Rolling Stone” tra i 100 più belli della musica italiana, la sua tecnica chitarristica ha fatto scuola, ha pubblicato una trentina di album e ha raggiunto un successo straordinario, dopo la sua morte sono stati realizzati album-tributo e gli hanno reso omaggio molti grandi, ma qual il periodo più esaltante della vostra vita insieme?

«Forse il periodo milanese dal 1972 in avanti: anni di formazione per Ivan, bellissimi i nostri momenti come coppia, eravamo appena sposati, e la musica in quegli anni era meravigliosa, tutto era nuovo… stupendo!».

Commenti

Lascia un commento

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui