CICLISMO

03/10/2018 - 11:32

di FABIO BENAGLIA

Un tifoso speciale dalla Romagna per il podio mondiale di Innsbruck

Il diesse cesenate dell’Amore & Vita Maurizio Giorgini ha lanciato il canadese Michael Woods

Un tifoso speciale dalla Romagna per il podio mondiale di Innsbruck

Michael Woods e Maurizio Giorgini nel 2014 ai tempi dell'Amore e Vita

CESENA. Domenica il canadese Michael Woods ha avuto un tifoso speciale dalla Romagna: «Ho guardato la gara in televisione e a un certo punto ero lì a spingere con lui». Il cesenate Maurizio Giorgini nel 2019 festeggerà il 18° anno consecutivo da direttore sportivo dell’Amore & Vita Prodir e nel 2014 ha curato i primi passi nel professionismo del canadese, terzo nel Mondiale di Innsbruck alle spalle di Valverde e Bardet.

«Io e Michael»

Giorgini apre l’album dei ricordi sui pedali e riparte dal Mondiale di domenica: «Woods ha iniziato tardi con il ciclismo (il canadese è nato nel 1986 ed è prof dal 2013, ndr). Prima faceva il mezzofondista (un eccellente 3’39” sui 1.500, ndr) e da noi all’Amore e Vita è rimasto giusto un anno, facendo ottime cose. Dimostrò subito di essere uno scalatore super: alla tappa di Sogliano della Coppi e Bartali andò fortissimo e avrebbe potuto vincere se non fosse caduto in discesa».

Da sportivo a tutto tondo, domenica Giorgini ha tifato... per il ciclismo: «Ho sostenuto Moscon fino alla fine, poi quando ho visto che non ce la faceva più, ho sofferto per Woods, ma quando ha vinto Valverde, beh, lì mi sono commosso, perché il ciclismo è questo e nel ciclismo che piace a me deve vincere il più forte».

Veterano

Il 59enne Giorgini (cesenate doc di Ronta) ha un passato da ciclista a livello giovanile, poi prima di passare all’Amore & Vita è stato nello staff della Cofidis alla Vuelta del 1998, quando il compianto fuoriclasse belga Franck Vandenbrucke sfiorò la vittoria in classifica generale: «Ero legatissimo a Vandenbrucke, gli volevo davvero bene e la sua storia mi ha segnato molto. Di quel periodo ricordo con affetto anche Maximilian Lelli e Bobby Julich».

Sui pedali

Giorgini resta uno sportivo praticante, uno che nella vita pedala parecchio e non è un modo di dire. «Nel 2018 sono a 17.800 chilometri in bici e in aprile ho fatto la Race Across Italy con il mio amico Claudio Minotti: 800 km senza scia in 32 ore e 50 minuti. Non male eh? Pensate che Claudio ci ha messo due ore in meno....».

Il ciclismo

Quella di Giorgini verso il ciclismo è passione vera, basta sentire come si carica quando parla del suo mondo: «Io ho dedicato la mia vita a questo sport e sono legatissimo all’Amore & Vita. Siamo un Team Continental e c’è stato un anno in cui ho preso 28 volte l’aereo, visto che in calendario abbiamo avuto gare in Cina, Stati Uniti, Messico e così via. Il ciclismo è uno sport favoloso che mi ha dato tanto, anche se questa sciocchezza del Pro Tour mi ha fatto scendere la catena: in questo modo si è spaccato tutto rovinando tante belle cose».

I giovani

Quale è il primo motivo per cui un giovane dovrebbe avvicinarsi al ciclismo?

Qui Giorgini unisce la passione del tifoso alla razionalità del dirigente: «Il ciclismo è bello perché sui pedali combatti da solo e tutto quello che ottieni, devi guadagnartelo, metro dopo metro. Purtroppo però è pericoloso, perché dagli Allievi in poi, quando si esce fori dai circuiti protetti, ti accorgi che in strada un buon 50% degli automobilisti non ha il giusto rispetto per i ciclisti. Io ho due nipoti e mi piacerebbe che provassero, ma non li spingo. Questo sport è una palestra di vita, ti insegna a combattere, a non arrenderti, a sputare l’anima. Ecco perché domenica ho pianto quando ha vinto Valverde: ha sofferto e ce l’ha fatta, non c’è niente di più bello».

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