CICLISMO

21/08/2018 - 16:41

di ANDREA BOCCHINI

Belletti al Tour d'Ungheria entra nel club degli sprinter che hanno vinto una gara a tappe

Non c’è mai riuscito neanche Cipollini. «È stato una grande lavoro di squadra Il sogno sarebbe vincere il “Pantani”»

Belletti al Tour d'Ungheria entra nel club degli sprinter che hanno vinto una gara a tappe

SANT’ANGELO DI GATTEO. Con il successo al Tour di Ungheria, Manuel Belletti si è iscritto ufficialmente a un club esclusivo: quello dei velocisti in grado di vincere una corsa a tappe. Un evento piuttosto raro nel ciclismo, neanche un mito come il “Re Leone” Mario Cipollini, 189 successi in carriera, ha mai avuto la soddisfazione di centrare.

Ci è riuscito invece il santangiolese dell’Androni Sidermec al termine di una settimana vissuta da protagonista assoluto con una vittoria, due secondi e due terzi posti.

In terra magiara Belletti partiva come il velocista di riferimento, con un profetico numero 1 sulla schiena e con una pazza idea che gli girava nella mente. «Voglio essere sincero – spiega il neo imperatore d’Ungheria – devo ammettere che prima della partenza avevo pensato seriamente di poter lottare per la classifica generale e di poter vincere. C’erano però tantissime incognite perché con le squadre ridotte non è facile controllare la corsa e perché nessuno sapeva veramente quanto fosse stato duro il percorso e in particolare la lunga salita della tappa di venerdì. E poi c’era lo svizzero Schelling, vincitore del cronoprologo, che è un giovane fortissimo su tutti i terreni».

Giorno per giorno, maglia gialla dopo maglia gialla, è salita la consapevolezza di poter veramente lottare per l’obiettivo massimo. «La squadra ha fatto un lavoro incredibile in tutte le tappe – prosegue Belletti – e in tutti gli sprint sono riuscito a piazzarmi e conquistare gli abbuoni per la classifica. Nella tappa di Miskolc, quella più impegnativa, ho stretto i denti e con l’aiuto dei compagni, sono riuscito a rimanere nel gruppo dei migliori composto da soli 15 atleti».

Eppure al termine di ogni tappa, nelle interviste post gara, il santangiolese appariva sempre abbastanza teso e imbronciato. «La vittoria finale ha cancellato quasi tutto – continua il velocista dell’Androni – ma in parte, durante la corsa, ero deluso perché potenzialmente c’era la possibilità di fare “cappotto” e di vincere tutte le tappe. In particolare in due occasioni ero consapevole di aver gettato la vittoria al vento e la maglia di leader non mi bastava come consolazione».

Il successo ungherese è una grandissima spinta morale verso l’importantissimo finale di stagione. «Sono veramente contento, perché non mi sarei mai aspettato di vincere una corsa a tappe e perché sono convinto di aver vinto una gara destinata a crescere di anno in anno. Ora mi aspetta un lungo ritiro a Livigno con la squadra e poi mi concentrerò sul calendario italiano a settembre. Per il team è fondamentale per vincere la Ciclismo Cup e per ottenere l’invito d’ufficio al prossimo Giro d’Italia. Io sto bene, sono carico e mi piacerebbe tornare a vincere in Italia. Dove? Se dovessi scegliere direi il Memorial Pantani, ma il percorso è ancora più duro del solito. Più realistici sono il Trofeo Matteotti e la Coppa Bernocchi».

LASCIA IL TUO COMMENTO >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c