CALCIO B

25/01/2018 - 16:07

di LUCA ALBERTO MONTANARI

«L'arrivo di Castori alla fine è stato la mia fortuna»

«Un professionista deve sempre mettersi in discussione sia quando ha 5 anni di contratto, sia quando ha 5 mesi»

«L'arrivo di Castori alla fine è stato la mia fortuna»

CESENA. Andrea Schiavone, cominciamo dal minuto 13 di Cesena-Bari. Quanto c’è della filosofia di Castori in quel gol?

«Tutto. La nostra caratteristica principale è quella: pressare alto e aggredire il portatore di palla. Poi, però, ci sono stati anche due gesti tecnici eccellenti: prima l’assist di Jallow e poi il tocco di Laribi. Tre passaggi e un gol bellissimo».

Castori ha detto che lei prima dell’infortunio era il giocatore più in forma del Cesena.

«Sì, a inizio dicembre era il mio momento migliore. Oltre alle prestazioni, mi sentivo benissimo fisicamente. È stata dura fermarsi in quel momento, sono gli inconvenienti del mestiere e ci sono infortuni molto più gravi. Ho cercato di recuperare prima della sosta, ma non ce l’ho fatta. Per fortuna c’è stata la pausa e ora la caviglia è perfettamente guarita. La condizione non è quella di dicembre, ma sta arrivando o comunque arriverà».

Sabato sera si sarebbe sostituito?

«Giovanni (Di Noia, ndr) ed io eravamo fermi da due mesi, il cambio a centrocampo era legittimo. Nelle palle alte soffrivo più di lui e allora Castori ha scelto me, anche perché avevo preso una botta al ginocchio. Insomma, il cambio ci poteva stare».

La prima giornata di ritorno, dopo quasi un mese di sosta, è sempre un’incognita. Come ha ricominciato il Cesena?

«Fisicamente stavamo molto bene. Nella prima settimana abbiamo fatto il pieno, con 4-5 doppie sedute che ci hanno permesso di mettere tanta benzina nelle gambe. La seconda settimana è stata più leggera e ci ha permesso di scaricare il lavoro pesante. Abbiamo preparato benissimo la partita, c’erano grandi motivazioni e forse ripensandoci c’è pure un pizzico di rammarico, perché prima dell’1-1 avremmo potuto segnare anche il secondo gol. Ma io sono soddisfatto».

Dopo diversi anni nel settore giovanile della Juve, ha ritrovato Emmanuello.

«Simone è un ragazzo splendido, abbiamo condiviso due anni in Primavera, poi lui si fece male al ginocchio. Abbiamo sempre avuto un buon feeling. Arriva da un periodo difficile, con pochissime partite. La cosa più difficile, per lui, sarà ritrovare la continuità perché le qualità non si discutono. Rispetto a Kone, con il quale è stato un privilegio giocare, è più portato a tirare da fuori e a inserirsi».

Se ripensa alla scorsa estate, oggi possiamo dire che ha fatto bene a restare?

«Mi sentivo di aver fatto la scelta giusta anche a settembre, quando non giocavo mai. La B è lunga e le occasioni arrivano. Non dovevo mollare e dovevo solo continuare ad allenarmi bene. È stata una fortuna trovare Castori: mi ha rimesso in campo, mi ha dato fiducia e mi ha trasmesso tanto entusiasmo».

Il 30 giugno scade il suo contratto. Foschi ha detto che se ne riparla alla fine della sessione invernale. Lei come vive questo periodo?

«Al contratto in scadenza penso poco, preferisco rimanere concentrato sul campo. Un professionista deve sempre mettersi in discussione, sia quando ha 5 anni di contratto, sia quando ha solo 5 mesi».

Dal 1° luglio dove si vede?

«Io a Cesena sto benissimo ed è stato il primo motivo che mi ha spinto a restare in estate. Quando c’è stata la trattativa con il Livorno, a livello contrattuale avrei avuto solo vantaggi nell’accettare la proposta. Nonostante tutti i problemi di quel periodo, ben sapendo di non essere nei piani di Camplone, ho scelto comunque di restare in una squadra e in una città in cui sono apprezzato da chi mi conosce. Ne parleremo con calma da febbraio».

Oggi si sente finalmente un giocatore importante?

«Sì, perché al di là del campo, dove credo di aver fatto un salto di qualità, è la prima volta che resto per due anni consecutivi nella stessa squadra».

Chiudiamo con Venezia-Cesena. Quante insidie nasconde la partita di sabato prossimo?

«Io guardo in casa nostra e non penso ai numeri degli avversari. Ora arriva un periodo di scontri diretti, contro squadre più simili a noi, e non possiamo sbagliare».

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