SAN MARINO

05/03/2019 - 11:42

A San Marino Rete e Mdsi vanno all’attacco

La coalizione Dim: "Congresso ormai fuori controllo"

A San Marino Rete e Mdsi vanno all’attacco

SAN MARINO. Una ventina di leggi approvate, a fronte di quasi 350 decreti emessi: Rete e Mdsi fanno il bilancio dell’attività parlamentare. E giudicano tali numeri «impietosi» perché «certificano quanto il Consiglio Grande e Generale sia stato esautorato del proprio ruolo legislativo - lamentano le due forze di minoranza - ridotto a un semplice mero luogo di scambio di opinioni, mortificato e svilito nelle sue funzioni».

Secondo la coalizione Dim quindi l’utilizzo della decretazione è una vera e propria «stortura», messa in atto da un «Congresso ormai fuori controllo con l’evidente complicità di una maggioranza sempre più incapace di tenere un qualsivoglia confronto». Infatti, «sempre più spesso - chiarisce Dim - accade che molti atti normativi, che dovrebbero essere dei veri e propri progetti di legge, vengano mascherati da decreti, alcuni da 40 e più articoli, con l’unico scopo di aggirare i confronti da tenersi nelle sedi preposte, quali Commissioni e Consiglio, anche con il coinvolgimento di tutte le parti sociali o organizzazioni di categoria, salvo poi chiedere tavoli e momenti di confronto quando, per sua stessa natura, un decreto è già attuativo nel momento della sua promulgazione».

Rete e Mdsi guardano avanti: «Occorrerà, nella legislatura che verrà, rivedere profondamente l’architettura costituzionale del nostro Stato», propongono, con lo scopo di restituire al Consiglio e al Congresso i «ruoli che ad essi competono». Così, «molte delle competenze che oggi sono di pertinenza del Congresso dovranno essere giocoforza ridistribuite - proseguono - dando il giusto peso e ruolo agli altri organi, quali Giunte di Castello e Pubblica Amministrazione». Per Dim «non è più possibile avere un organo esecutivo che si arroga il diritto di decidere qualsiasi cosa, dalla posa di una pensilina alla certificazione delle bottiglie di vino». E tutto ciò «non potrà prescindere da una riforma profonda delle istituzioni come Consiglio e Congresso».

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