GLI ACCORDI DOPO ANNI DI POLEMICHE

Case popolari troppo grandi, anziani trasferiti

Liberate le abitazioni per le famiglie

di SIMONE MASCIA

21/01/2014 - 10:09

 Case popolari troppo grandi, anziani trasferiti

RIMINI. Case popolari troppo grandi, anziani trasferiti per fare posto alle famiglie. Il Comune ha usato armi nuove tanto da riuscire a chiudere degli accordi che tre anni fa avevano sollevato una rivolta da parte degli inquilini over 70 coinvolti.

Nel mirino dell’amministrazione erano infatti finite nel 2010 oltre cento persone che avrebbero dovuto traslocare in abitazioni di dimensioni più ridotte. Il motivo, aveva spiegato l’allora assessore Anna Maria Fiori, era la carenza di case abbastanza grandi da dare a nuclei familiari. Gli appartamenti da 100 metri quadri necessari erano infatti tutti occupati dagli “storici” inquilini ormai divenuti soli. Nulla è cambiato, anche perché i residenti si erano opposti sollevando una polemica che aveva fatto desistere il Comune. Ora però le armi messe in campo hanno portato a raggiungere l’obiettivo.

«Siamo riusciti a convincere le prime quattro persone e dovremmo arrivare a quota dieci ogni anno», spiega l’assessore alle Politiche abitative Gloria Lisi, sottolineando che il cambio di inquilini delle 1.100 abitazioni popolari è di circa 40 (3,5%) ogni dodici mesi. «Riuscire a liberarne un’altra decina per le famiglie in lista da tanto tempo è un passo avanti importante», chiariscono ancora dall’amministrazione, che non sta trovando certo la strada spianata: «C’è stata anche una signora che si è opposta e ha offerto quasi 100mila euro per comprare la casa, lasciandoci un po’ stupiti». Ma nel nuovo regolamento sugli alloggi di Edilizia residenziale pubblica dal Comune hanno inserito un paio di modifiche fondamentali a dare la svolta e appianare le divergenze. «Abbiamo specificato - spiega la Lisi - che l’anziano inquilino deve andare in un’altra abitazione nel raggio di massimo 500 metri da quella vecchia».

Insomma, una rassicurazione importante: nessun invio dall’altra parte della città, da Torre Pedrera a Miramare, come era accaduto tempo fa, facendo insorgere chi era finito nella lista degli “sfratti”: «Così ci uccidete», era stata la contestazione. Ora con la promessa di farli restare vicini si stanno ottenendo i primi risultati.

Non solo. Già perché nel regolamento è stata inserita un’altra “arma”: «Chi non accetta senza dare una motivazione plausibile ha il canone elevato al massimo importo: 516 euro». Un bell’aumento, considerato che il canone medio per gli alloggi popolari si attesta sui 120 euro.

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