IL CONGRESSO PD

08/01/2019 - 09:36

di ROBERTO MASINI

«Un’occasione per ritrovare una comunità di elettori e iscritti»

Parte il congresso del Pd, prima nei circoli poi percorso aperto agli elettori verso le primarie del 3 marzo che eleggeranno il nuovo segretario del partito

«Un’occasione per ritrovare una comunità di elettori e iscritti»

Emma Petitti

Parte il congresso del Pd, prima nei circoli poi percorso aperto agli elettori verso le primarie del 3 marzo che eleggeranno il nuovo segretario del partito. Un partito che riparte da una pesante sconfitta elettorale, alla ricerca di una identità ma soprattutto di un nuovo rapporto con la base. Un percorso di ricostruzione sicuramente difficile, non se lo nasconde l’assessora regionale Emma Petitti.

«Ritengo importante che si renda proficuo e fecondo questo percorso congressuale perché dopo la sconfitta del 4 marzo che ha portato il Pd al 18%, la peggiore sconfitta della sinistra italiana dal dopoguerra ad oggi, il Pd si è chiuso in se stesso senza reazioni significative capaci di segnare una svolta e una discontinuità rispetto al passato. Non si faccia quindi un congresso per schieramenti precostituiti di gruppi dirigenti e sui nomi ma si mettano in campo idee per ripartire e rifondare il Pd e il campo largo e aperto del centrosinistra.»

Un centrosinistra che sembra tutt’altro che unito, però.

«In questo quadro dopo che il Pd ha già subito una scissione che è stata punita dagli elettori c’è chi ipotizza scenari di possibili nuove scissioni o almeno questo sembra possa esserne l’epilogo, cosa di cui non abbiamo bisogno. È bene che ciascun componente del gruppo dirigente scopra le carte senza ambiguità e si lavori tutti per investire nel Pd e rendere proficua questa discussione congressuale che si è voluta rinviare con la scusa sempre di emergenze o scadenze elettorali, è sempre stato trovato un motivo, una scusa valida per non discutere. Questo congresso ora è un’occasione troppo importante per costruire un’alternativa nel Paese e rilanciare il pd e il centrosinistra ed è giusto prenderne parte con contributi e idee fuori da ogni logica di schieramento e posizionamento.»

E allora entriamo nel merito. Qual è a suo parere la persona giusta per ricompattare il centrosinistra e guidare questo nuovo corso?

«Ci sono diverse proposte di candidature in campo tra le quali scegliere. Credo che quella di Nicola Zingaretti sia l’unica proposta in grado di rappresentare la discontinuità, il superamento di una cultura leaderistica, personalistica e centralista rispetto ai territori.

Zingaretti vuole costruire un partito comunità, strumento di confronto e formazione che si ponga il tema dei territori, dei diritti sociali rispetto alle contraddizioni generate dalla globalizzazione, che riguardano la precarietà, la tutela dell’ambiente, il tema del divario sociale, il rapporto centro periferie, il rapporto tra l’Europa e gli Stati che l’hanno fondata. E in questo scenario serve tenere tutto dentro come Zingaretti ha dimostrato di voler fare, invitando Renzi a portare il proprio contributo, proponendo Gentiloni presidente del Partito e Calenda candidato capolista alle europee. Perché la battaglia contro le proposte di questo governo giallo verde e per la costruzione di un’alternativa europea ai populisti deve rimettere al centro opportunità e diritti sociali rispetto al richiamo del rigore e delle sole regole europee previste dai trattati. Il tema è come si genera attraverso la crescita la ricchezza e come la si redistribuisce tra chi ha e chi non ha».

Populista quanto vuole il governo gialloverde, ma ha dimostrato di saper parlare alla gente. Se si vuole costruire un’alternativa si deve farlo in mezzo alla gente, non nelle stanze del partito.

«Zingaretti ha già dimostrato di saper parlare a tanti, ai delusi del centrosinistra chiusi nell’astensionismo o approdati al voto ai 5s e alla lega vincendo nel Lazio e recuperando 300.000 voti tra elettori che il 4 marzo avevano votato altre forze politiche e in prevalenza i 5s. Penso che Zingaretti avrà un consenso maggiore nel campo largo delle primarie piuttosto che tra gli iscritti nei circoli che purtroppo oggi sono sempre meno. Ed anche per questo occorrerà in futuro ridare valore all’iscrizione al Partito trovando anche nuove forme e nuovi strumenti di partecipazione come possono essere i circoli tematici e l’utilizzo della rete come strumento di diffusione di idee e contrasto alle idee del Governo».

Una sfida che quest’anno si gioca su più campi, anche la Regione di cui lei fa parte

«Quest’anno avremo oltre alle elezioni europee le amministrative con 16 comuni al voto nel riminese e le elezioni regionali a fine anno. A livello regionale con il Patto per il Lavoro abbiamo declinato nel confronto con le forze sociali, economiche e con i Sindaci le scelte strategiche di crescita, sviluppo e innovazione di questa Regione. Un’azione di governo regionale che ha coinvolto tutte le comunità locali per restituire opportunità e dare speranze oltre alla paura. Strumenti che l’azione di governo giallo verde con il taglio di risorse agli Enti locali rischia di pregiudicare».

Cosa si auspica quindi dal congresso del Pd?

«Il congresso non dovrà essere un talent dove deve vincere solo uno ma dovrà essere l’occasione per far ritrovare una comunità di elettori ed iscritti. Ecco perché invito tutti a prenderne parte ad iniziare da chi ha ruoli attivi. A febbraio faremo una piazza grande a Rimini con Zingaretti dando voce ad associazioni e a personalità rappresentative di istanze sociali che aiutino il Pd a costruire un’alternativa».

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