INCHIESTA SUL CRAC VALLEVERDE: PARLA ARCANGELI

22/12/2013 - 11:36

di ANDREA ROSSINI

«Io non c'entro, ora faccio il pensionato»

Bancarotta fraudolenta, l'imprenditore nega ogni coinvolgimento: «Da due anni fuori dall'azienda»

«Io non c'entro, ora faccio il pensionato»

RIMINI. «Io indagato per bancarotta fraudolenta? Non mi risulta, ci deve essere senz’altro un errore: si continua ad accomunare il mio nome all’azienda che ho fondato quando in realtà sono fuori da due anni e mezzo. Non ho ricevuto avvisi e ho la coscienza a posto». Il cavalier Armando Arcangeli più che in una valle verde sembra camminare sulle uova tanto è prudente rispetto alle indiscrezioni dei giornali sul suo presunto coinvolgimento nell’indagine aperta dalla procura di Rimini. «Eravamo cresciuti troppo e la crisi del credito rischiava di metterci in ginocchio. Così, quando mi è stata prospettata la possibilità del concordato ho accettato con l’unico obiettivo di salvare l’azienda. Io, nel frattempo, ho perso tutto e adesso faccio il pensionato, ma la mia speranza era che i nuovi ce la facessero. Ho lasciato loro in affitto il marchio, i clienti, i macchinari, e mi sono fatto da parte. Tutto era sotto l’egida del Tribunale. Prima dell’ammissione al concordato mi hanno fatto le radiografie: era tutto regolare. Ripeto: sono fuori dall’azienda da due anni e mezzo, come posso essere indagato?».

Non è stato chiamato, almeno finora, a fornire eventuali delucidazioni, ma ribadisce di non avere niente da nascondere, neppure riguardo, ad esempio al canone mai pagato. «Me ne sono accorto in ritardo, ma avrebbero dovuto rispondere al tribunale, invece non hanno tirato fuori nemmeno un franco per i creditori, ma certo questo non può essere imputato a me. Anche io mi sono sentito tradito. Chi tradisce ovviamente è semmai quello che subentra, non chi lascia. Credevo che il concordato avrebbe soddisfatto le esigenze di tutti. A me dispiace di come sono andate a finire le cose, anche perché ho due figli che lavorano in azienda. Pensi che nel lasciare avevo cambiato il nome della società in Spes, “speranza” (in latino ndr). Non posso che rammaricarmi per i dipendenti che continuano a sperare. Volevo solo salvare l’azienda, non potevo immaginare che sarebbe andata così. E c’è ancora tanta gente che mi identifica con la Valleverde, mi chiede le scarpe: il marchio ha ancora valore». Di questo sono certi anche gli investigatori (pm Luca Bertuzzi e nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Rimini) intenzionati a chiarire ogni ombra sul crac: qualcosa, a loro avviso, nei passaggi societari non quadra. In parallelo prosegue la lotta dei lavoratori: ieri si è svolta a Coriano a fiaccolata di sostegno agli operai, organizzata dai sindacati con la partecipazione del sindaco Mimma Spinelli.

LASCIA IL TUO COMMENTO >>

Inviaci il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 2500

Corriere Romagna (©) - 2018 P.Iva 00357860402
logo w3c