RIMINI

13/11/2018 - 11:26

di ANDREA ROSSINI

Rimini, muore dopo l’intervento chirurgico, primario indagato per colpa medica

Il medico respinge l’addebito e chiede di essere interrogato per chiarire tutto: "Operazione riuscita"

Rimini, muore dopo l’intervento chirurgicom primario indagato per colpa medica

RIMINI. La procura di Rimini ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a un primario ospedaliero riminese: l’ipotesi di reato è omicidio colposo per colpa medica. Secondo l’accusa il decesso di una paziente di settantuno anni, avvenuto a poche ore di distanza da un delicato intervento chirurgico, si sarebbe potuto evitare re-intervenendo tempestivamente nel tentativo di arrestare il presunto choc emorragico in corso. Un’interpretazione che il medico, difeso dagli avvocati Gianluca Brugioni e Matteo Zucconi, contesta decisamente: ha chiesto di essere interrogato, come suo diritto, in questa fase dell’inchiesta per respingere l’addebito e spiegare tecnicamente l’accaduto. L’indagato non condivide la tesi dello choc emorragico: non ce n’erano i sintomi indicatori, l’intervento era, a suo avviso, esente da pecche.

I fatti si sono svolti nell’ospedale di Riccione e risalgono al settembre 2017 (il chirurgo all’epoca operava in quella struttura).

La paziente, una donna di settantuno anni residente nella zona, fu sottoposta a un intervento chirurgico per l'asportazione dal rene di una consistente massa tumorale. Al termine dell’operazione, tecnicamente riuscita, la signora fu trasferita, come è prassi, nel reparto di terapia intensiva. A quel punto cominciò ad accusare dei problemi di ipotermia.

È in questa fase, a qualche ora dall’intervento, che una anestesista del reparto nota delle anomalie in quello che, quel punto, tutti si aspettavano dovesse essere un normale decorso post-operatorio. Proprio per iniziativa della donna il chirurgo viene richiamato per verificare le condizioni della paziente e i postumi dell’intervento, ma i dati clinici non rivelano criticità. Nel giro di poco tempo, la paziente peggiora e muore. L’anestesista, nella sua relazione, fa cenno alla diversità di vedute con il chirurgo, che però non riguardava il presunto choc emorragico (individuato dal consulente dell’accusa come la causa del decesso), dando l’avvio all’inchiesta giudiziaria cominciata dall’ex procuratore capo Paolo Giovagnoli e poi proseguita dal sostituto Paola Bonetti.

Va ricordato che si risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio di attività medico-chirurgica solo se l’evento si è verificato per colpa da negligenza o imprudenza e quando si esula nell’esecuzione da raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate.

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