LA RIFORMA

04/11/2018 - 14:46

di ANDREA ROSSINI

«Noi avvocati diciamo no al processo eterno. Stop prescrizione: inefficace e incostituzionale»

L’argomento di discussione è la riforma dell’istituto proposta dal Movimento 5 stelle con un emendamento al disegno della legge “anticorruzione” in discussione alla Camera

«Noi avvocati diciamo no al processo eterno. Stop prescrizione: inefficace e incostituzionale»

La chat che gli avvocati riminesi condividono su “Whatsapp” è diventata rovente, a dispetto del “ponte” festivo. L’argomento di discussione è la riforma della prescrizione proposta dal Movimento 5 stelle con un emendamento al disegno della legge “anticorruzione” in discussione alla Camera, che prevede l’interruzione dei termini di prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Una battaglia storica dei grillini che intendono portare a casa ad ogni costo, sebbene molti addetti ai lavori mettano in guardia rispetto al pericolo di ritrovarsi di fronte a processi infiniti.

Presidente Ollà, per i non addetti ai lavori: che cosa significa sospendere la prescrizione dopo il primo grado di giudizio fino a sentenza definitiva?

Sta diventando un tema politico, ma è necessario valutare e concentrarsi soprattutto sull’impatto giuridico. Consiste di fatto nell’abolizione dell’istituto della prescrizione. Ricordiamo che il sistema attuale, “allungando” i termini di tre anni, rende già i tempi più dilatati rispetto al passato. La prescrizione non è una scorciatoia, è un istituto neutro: garantisce il rispetto del diritto fondamentale della persona di non restare a tempo indeterminato (sia come imputato sia in quanto vittima dal reato) in balia del sistema giudiziario.

Un problema visto che l’Italia è tra gli ultimi posti se non all’ultimo posto in Europa per la durata dei processi.

Un problema non solo per la compatibilità con le decisioni della Corte di giustizia europea, ma perché va a impattare con quanto sancito dalla Costituzione. Si vorrebbe stravolgere con un emendamento a un disegno di legge su un’altra materia il principio della ragionevole durata del processo: un’impresa forse possibile in Parlamento vista la determinazione del governo, ma non davanti a un vaglio di legittimità costituzionale. Non si distingue neppure tra chi viene assolto o condannato in primo grado. Di fatto è un’abolizione.

Tutto nasce da una circostanza evidente: perché in Italia abbiamo bisogno di anni e anni per arrivare a un giudizio completo?

Le lungaggini non dipendono dalle “finestre” processuali provocate dagli avvocati. L’esperienza quotidiana e le statistiche confermano che la maggior parte delle prescrizioni matura nella fase delle indagini preliminari per le difficoltà oggettive, perché il pm viene a conoscenza troppo tardi delle notizie di reato o perché certi fascicoli restano a bagnomaria. Sono lì le maggiori criticità.

Gli avvocati dicono no, i penalisti preannunciano la mobilitazione. Ma perché un cittadino dovrebbe opporsi a una riforma che rende incancellabili i reati commessi?

Il cittadino non può trarre vantaggio nel trovarsi di fronte a un processo, già una pena in sé, che rischia di durare in eterno. Ci si potrebbe ritrovare imputati a vita e paradossalmente, potrebbe essere proprio chi ha davanti una prospettiva di condanna a non preoccuparsi più di tanto. Perfino i costi sarebbero più alti senza avere in cambio una maggiore efficienza. Tutti gli organismi dell’avvocatura e le associazioni forensi sono compatte nel dire no a una proposta di stampo esclusivamente populista.

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