RIMINI

02/11/2018 - 07:44

di ANDREA ROSSINI

Rimini, padre condannato a quattro anni per violenza sessuale sulla figlia minore

L’uomo era accusato di atteggiamenti morbosi nei confronti della ragazza e maltrattamenti

Rimini, padre condannato a quattro anni per violenza sessuale sulla figlia minore

RIMINI. Temendo che il papà la spiasse mentre si spogliava per andare a dormire ricopriva il buco della serratura con del nastro adesivo. E’ soltanto uno degli episodi raccontati dalla giovanissima parte offesa, evidentemente ritenuta credibile dal giudice Benedetta Vitolo che, martedì pomeriggio, ha condannato il padre, con rito abbreviato, alla pena di quattro anni di reclusione.

L’imputato, un uomo di 64 anni, originario del Nord Italia e residente in una località del Riminese nega tutto: ricorrerà in appello (è difeso dagli avvocati Filippo Airaudo e Lara Cecchini). Secondo l’accusa avrebbe molestato la figlia fin da quando lei era bambina assumendo nei suoi confronti atteggiamenti morbosi e inappropriati. In certe occasioni, quando esagerava con l’alcol, si sarebbe comportato con lei anche in modo violento arrivando a picchiarla, a privarla dei pasti e a costringerla a stare sul balcone in mutande in pieno inverno per “punizione”. L’uomo, doveva rispondere di violenza sessuale e maltrattamenti familiari. I fatti oggetto del giudizio risalgono agli anni 2010 e 2015. La vicenda emerse per l’iniziativa della mamma di un’amica della ragazzina. Captò un disagio nel dialogo tra le due adolescenti e, prima di riferire la circostanza alla madre dell’altra, raccolse anche qualche altra confidenza direttamente dall’adolescente.

A quel punto, parte l’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Paola Bonetti. La mamma sulle prime resta perplessa: poi però prende e va dai carabinieri. È la figlia, infine, in incidente probatorio e nelle forme dell’audizione protetta, a raccontare una storia di comportamenti ambigui da parte del padre cominciati, a suo dire, quando lei aveva appena sette anni. Lui metteva le mani dove non doveva e lei provava disagio nel farsi massaggiare per un normale mal di pancia, nel sedersi sulle sue ginocchia, nell’essere sculacciata per gioco. Figurarsi nel dovere dormire con lui quando si ritrovavano da soli e lei non era più bambina: sostiene che l’adulto la spiava perfino quando si svestiva.

Fatti concreti o semplici suggestioni? Il parere dello psicoterapeuta ha evidentemente orientato il giudice che ha disposto anche una provvisionale di cinquemila euro per la parte civile (rappresentata dagli avvocati Carlo Beltrambini e Stefania Lisi).

All’imputato, privo di occupazione stabile, evidentemente capitava di bere e in quelle occasioni finiva, stando sempre all’accusa, per sfogarsi sulla figlia minore, tanto da indurla a non volerlo più vedere né sentire. La pubblica accusa, sostenuta in aula dal pm Davide Ercolani, aveva chiesto sei anni di reclusione.

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