IL COMMENTO

01/11/2018 - 12:52

di PIETRO CARICATO

Dalle strade alle scuole testa bassa e pedalare

Dalle strade alle scuole testa bassa e pedalare

Nell’epoca del populismo le Province hanno pagato un duro prezzo. Ma in questo caso non c’entrano né Salvini né Di Maio. Nell’aprile del 2014 la Camera approvò il ddl DelRio che di fatto svuotava le province delle loro funzioni affidandole a regione e comuni. “Oggi abbiamo detto basta a tremila politici nelle province”, dichiarò soddisfatto il premier di allora Matteo Renzi. “Sulle riforme dobbiamo andare avanti come un rullo compressore”. Ma il rullo compressore fini per schiacciare lui. Il 4 dicembre del 2016 la riforma costituzionale voluta dall’ex sindaco di Firenze venne bocciata nel referendum che segnò la fine del Governo Renzi. Con la riforma le province dovevano in pratica sparire dalla Costituzione ma il no bloccò tutto. Risultato: le province sono tornate a vivere ma nel frattempo i loro bilanci sono stati prosciugati. Sono vive ma senza soldi.

Altro particolare di non poco conto. Prima il presidente e il consiglio provinciale venivano eletti dai cittadini. Adesso la stessa elezione viene fatta dai consiglieri comunali dei municipi della provincia attraverso il meccanismo del voto ponderato. Insomma, quattro anni di alchimie istituzionali hanno lasciato i territori con le ossa rotte anche perché nel frattempo, in un clima di grande confusione istituzionale e taglio dei fondi, ci sono state nevicate e frane che hanno rovinato le strade dell’entroterra o edifici scolastici da ristrutturare, ma non c’erano più i soldi necessari agli interventi.

Oggi lo stato dell’arte dopo il rimescolamento delle competenze lo spiega direttamente il sito della Provincia di Rimini. Funzioni di competenza della provincia: viabilità, trasporti, lavori pubblici, edilizia scolastica, pari opportunità, polizia provinciale, istruzione e piano del commercio, pianificazione territoriale e urbanistica, controlli della formazione professionale (con personale regionale). Funzione di competenza della Regione Emilia-Romagna ma assegnate alla Provincia: diritto allo studio, turismo (con personale alle dipendenze della Regione), attività produttive (con personale alle dipendenze della Regione).

E adesso? In molta parte del Pd romagnolo c’è il desiderio di dar vita a una unica provincia della Romagna. A livello nazionale la Lega spinge per restituire importanza alle province anche se i Cinque Stelle sembrerebbero contrari. Nel Milleproroghe è stato previsto l’avvio di un tavolo tecnico per “la revisione organica della disciplina in materia di ordinamento delle Province e delle Città Metropolitane”. Prima di qualsiasi spinta verso la provincia unica sarebbe meglio vedere quali altre trasformazioni interesseranno l’ente. Si rischia di creare una maxi provincia distante dal cittadino.

A Rimini ha vinto (d’un soffio) Riziero Santi (Pd) ma il territorio è diviso fra comuni a guida Pd (Rimini), a guida Cinque Stelle (Cattolica), a guida centro destra (Riccione e Bellaria). In una situazione così frammentata e in uno scenario così incerto (finanziario e istituzionale) meglio darsi degli obiettivi minimi ma realizzabili. Testa bassa e pedalare... Magari cercando di attivare un dialogo con tutto il territorio. Magari superando le logiche di partito. Magari cercando di aiutare di più quei piccoli comuni di collina e montagna, troppo spesso lasciati soli a fronteggiare problemi (neve, frane, ecc.) molto più grandi dei loro bilanci.

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