RIMINI

04/10/2018 - 08:58

di ANDREA ROSSINI

Addetta alle pulizie “ripuliva” i pazienti, ladra sorpresa in ospedale a Rimini

Si offre di risarcire l’azienda Ausl che chiede mille euro simbolici per il furto di forbici, garze e cerotti

Addetta alle pulizie “ripuliva” i pazienti, ladra sorpresa in ospedale a Rimini

RIMINI. Per smascherare il misterioso “autore” di una serie di furti in corsia la polizia piazzò una telecamera nascosta in una stanza del reparto di Chirurgia dell’ospedale “Infermi” di Rimini: a essere colta con le mani nel sacco fu, a sorpresa, la donna delle pulizie.

La donna, una 58enne residente a Coriano, all’epoca dei fatti dipendente di una cooperativa di servizi, residente a Coriano (difesa dall’avvocato Piero ippoliti) è adesso a processo, con rito abbreviato, e chiede tempo al giudice dell’udienza preliminare per risarcire l’Ausl. Non sarà uno sforzo eccessivo: l’azienda pretende, a titolo simbolico, la somma di mille euro. La vicenda risale a poco più di due anni fa.

La Direzione sanitaria dell’Ausl aveva sollecitato l’intervento della Squadra mobile della questura per mettere fine alla serie di “colpi” che, cominciata all’inizio del 2016 aveva avuto un’impennata durante le settimane precedenti all’intervento degli agenti.

Assieme alla polvere qualcuno “spazzolava” oggetti e piccole somme di denaro. Soprattutto, però, “accessori” ospedalieri: nell’appartamento della sospettata ne fu trovata una bella scorta, più di trenta paia di forbici e decine e decine di garze e cerotti. Quando sparirono i primi portafogli dei pazienti, assopiti o addormentati, la faccenda si fece seria. Sollecitati dagli agenti del posto fisso di polizia scesero in corsia gli investigatori della Mobile. Furono piazzate le telecamere e scattò la trappola. L’obiettivo inquadrò l’inserviente mentre, dotata di spolverino, con la mano libera apriva furtivamente il cassetto del comodino assegnato a un paziente per sfilargli quindici euro dal portafogli.

La donna fu arrestata in flagrante. L’addetta alle pulizie non è mai stata capace di spiegare la ragione del suo gesto, l’avvocato Ippoliti ha prodotto una corposa documentazione medica dell’epoca per dimostrare che negli ultimi tempi la signora era in cura per una forma di depressione. Se ne riparlerà nel corso della prossima udienza fissata a dicembre.

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