RIMINI

03/10/2018 - 07:55

di ANDREA ROSSINI

Rimini, il figlio coltiva marijuana in casa, a processo anche i genitori: assolti

Giovane condannato a un anno e mezzo. Papà e mamma si sono limitati a tollerare la situazione: non avevano l’obbligo di denunciarlo

Rimini, il figlio coltiva marijuana in casa, a processo anche i genitori: assolti

RIMINI. Il padre e la madre sapevano che il figlio coltivava “droga” in casa e pur non condividendo l’iniziativa avevano chiuso un occhio e accettato l’idea («Così almeno non devo andare a comprarla dagli spacciatori»). Il giudice Raffaele De Florio, a tre anni dalla denuncia penale, ha assolto entrambi dall’accusa di detenzione ai fini di spaccio in concorso morale e materiale con il ragazzo (condannato all’epoca dei fatti alla pena, sospesa, di un anno e mezzo di reclusione).

La condotta dei genitori, due riminesi di 56 e 54 anni, difesi dall’avvocato Paolo Righi, non è da considerarsi punibile: non hanno agevolato né istigato il figlio a commettere il reato e non avevano l’obbligo di denunciarlo né di impedirgli di coltivare le piantine “proibite”. Il padre lo aveva invitato a non farlo, la madre si lamentava perché, a causa delle foglie rigogliose, non riusciva più a stendere i panni in balcone. «Lo sapevano, ma non hanno niente a che vedere con la coltivazione di marijuana: mi hanno lasciato fare - raccontò il ragazzo al momento dell’arresto - così non dovevo più confondermi con persone di ambienti poco raccomandabili». Una ingenua rivelazione, da parte dello studente universitario, allora ventenne, che finì per inguaiare i fin troppo comprensivi genitori. Gli imputati si sono limitati a tollerare passivamente la condotta illecita del figlio, ma senza contribuire al alimentarla in alcun modo.

Era stato il ragazzo a studiare su internet la possibilità di procurarsi il fumo attraverso il “pollice verde” e magari anche ad arrotondare la paghetta. Va in un negozio di Rimini e acquista, legalmente, i semi, il terriccio, i vasi e un temporizzatore. Poi discute un po’ con i suoi, che cercano di contrastarlo, senza riuscirci. «Che cosa volete che sia?». Loro non sono certi neppure che sia reato. A quel punto lui costruisce artigianalmente una piccola serra per la germogliazione e appena le piante crescono le trasferisce in terrazza, fino a non lasciare più spazio ai panni da stendere. Così, rimproverato dalla madre, si trasferisce in garage dove però mette su una piccola serra, acquistata su internet per 130 euro più le spese di spedizione. «Un’iniziativa - dice il ragazzo ai carabinieri - che non è andata a buon fine per il vostro intervento». Eppure i primi risultati, come sottolineerà lui stesso al giudice, sono superiori alle attese. Gli trovano 13 piante di canapa indiana alte ormai un metro e settanta e più di un etto di marijuana di cui 25 grammi già confezionata e suddivisa in dosi (involucri di cellophane). «La maggior parte dell’erba la consumavo io, mentre il resto l’ho ceduta agli amici». Una “soffiata”, nell’ottobre 2015, porta al controllo dei carabinieri e al sequestro.

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