RIMINI

23/04/2018 - 10:51

Disabile “respinta” dal bus costretta a chiamare i carabinieri

L’autista non vuole azionare la pedana per l’ingresso della carrozzina. La ragazza si appella ai militari e il conducente cede

Disabile “respinta” dal bus costretta a chiamare i carabinieri

Roberta Tota

RIMINI.  «Ho chiesto all’autista del bus di azionare la pedana per farmi salire, ma lui si è rifiutato» tanto da dover far intervenire i carabinieri. L’episodio si è verificato venerdì scorso. A denunciarlo è una ragazza disabile di Riccione, Roberta Tota, studente dell’ateneo di Rimini.

È proprio lei a raccontare l’ennesima vicenda, diciamo di scarsa attenzione nei confronti di chi ha difficoltà motorie. «Mi trovavo al capolinea dell’autobus della linea 11 a Rimini, come abitualmente da tempo succede per tornare a casa dopo l’università. Alla guida del mezzo noto un signore che non reagisce minimamente alla mia richiesta di cortesia di azionare la pedana manuale per farmi entrare. “Lei non può salire. Alla sua carrozzina elettrica non è consentito l’ingresso per ragioni di sicurezza”. Parole pronunciate con aria arrogante e senza un minimo di delicatezza. Ho pensato di mostrare il mio abbonamento, fornito di anno in anno dal Comune di Riccione con tanto di 104, ma niente».

Il racconta prosegue: «Allora mi dice “Non m’importa se deve salire, non sono tenuto a farlo. Ha bisogno di essere accompagnata, anzi chiami una compagnia privata. Ce ne sono tante”. Ribatto dicendo che un disabile deve essere messo in condizioni di viaggiare in autonomia. Lui, convinto di aver ragione, chiama due volte il suo superiore e con fermezza ripete che non posso salire. A quel punto contatto l’azienda dei trasporti, e avviso che avrei chiamato i carabinieri che sono arrivati in poco tempo».

Solo dopo l’autista «cede e mi fa salire». «Sbatte la pedana per terra e mentre salgo ripete: Questo non è il mio compito. Le sto facendo solo un favore».

Alla fine, per Roberta, la morale è più forte del “danno”: «Non è la prima volta che gli autisti mi denigrano senza scrupoli davanti a tutti, prendendosi gioco di una libertà, che prima che fisica deve essere morale. Per questo l’unica cosa che voglio è salire sui mezzi pubblici senza problemi e formarmi per avere giustizia».

Dalla parte della ragazza riccionese si schierano in tanti con sentite parole di solidarietà. Fra questi c’è anche Michela Mirani, coordinatrice del Movimento italiano disabili: «Cara Roberta, c’è chi sostiene che ciò che ti è accaduto sia una bufala. Troppa gente vive con il paraocchi».

In termini di regole il caso è disciplinato dall’articolo 27 della legge 118/71 secondo il quale «servizi di trasporto pubblico, e in particolare i tram e le metropolitane, dovranno essere accessibili agli invalidi non deambulanti». Ma c’è chi spiega che «a Rimini gli autisti dei bus non sono tenuti ad aiutarci a salire e scendere, per non essere incolpati se a noi disabili capita di cadere dalla carrozza».

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