RICCIONE

Bimbo epilettico, la classe lo aiuta: a ognuno un ruolo nei soccorsi

Dopo che era stato portato via in ambulanza, la maestra ha creato un team che la affianca in caso di crisi

di ENEA ABATI

07/04/2018 - 15:56

Bimbo epilettico, la classe lo aiuta: a ognuno un ruolo nei soccorsi

RICCIONE. Sulla parete della terza D della elementare Annika Brandi di Riccione, dallo scorso 25 gennaio, c’è un grosso cartello dal titolo “Incarichi di emergenza”. Lo ha affisso la maestra Elena Cecchini dopo che un alunno di nove anni, Noah Perugini, era stato colpito da un attacco di epilessia e nella scuola di via Finale Ligure era arrivata un’ambulanza per soccorrerlo e portarlo in ospedale. Nel manifesto viene assegnato un ruolo preciso a ognuno dei compagni nel caso in cui Noah dovesse tornare a stare male, cosa che purtroppo capita piuttosto spesso. L’insegnante deve “soccorrere il bambino”. Lia deve “prendere il farmaco nel secondo cassetto”. Tommaso “va a chiamare i bidelli”. Lea e Giordano “chiamano un insegnante” nelle classi adiacenti. Giulia “prende il cuscino”. Gaia e Josef “prendono il cellulare dalla borsa della maestra o sulla cattedra” per chiamare il 118. Infine a Diana è assegnato il compito di “stare vicina alla maestra”.

Barbara Forbicini, la madre di Noah, lo ha scoperto circa un mese fa andando ai colloqui con le insegnanti. Non le era stato detto nulla.

La battaglia del supereroe

Solitamente al rientro in classe dopo ogni ricovero faceva portare a Noah una torta con raffigurato un supereroe, ovvero il piccolo alunno che aveva combattuto e vinto un’altra battaglia. Dopo avere letto il manifesto si è resa conto che nella terza D sono tutti piccoli supereroi e che la battaglia di Noah ora la combattono e vincono tutti insieme. Evitando di farsi prendere dal panico e di trascinare nel terrore un’intera classe, Elena Cecchini ha spiegato ai propri alunni che cos’è l’epilessia, quali sono i sintomi che colpiscono Noah e come vanno affrontati. Ha creato un team di emergenza composto da bambini che invece di scoppiare in lacrime giocano ognuno un ruolo fondamentale per la vita del proprio compagno. Un team del quale gli alunni fanno parte volontariamente a rotazione e che da quando è stato costituito tutti ne vogliono fare parte.

La diagnosi per Noah Perugini è “Anomalie epilettiformi”, una forma benigna scoperta circa un anno fa e che con la crescita dovrebbe scomparire del tutto. La vita del piccolo però nel frattempo è cambiata. Le convulsioni, scosse lungo il corpo che gli fanno perdere conoscenza, le corse in ospedale, lo spavento che non passa, la difficoltà di sentirsi diverso dagli altri. Da quando la maestra lo ha circondato di supereroi Noah si sente però meno diverso. Viene accettato, capito fino in fondo e aiutato quando ne ha bisogno. Invece di essere escluso dagli altri ora si trova nel cuore di tutti. Anche quando i bambini escono dalla classe: Noah apre sempre la fila perché è lì che deve stare chi può accusare dei problemi di salute e trovarsi nella condizione di dovere essere aiutato da quelli che lo seguono.

Dopo averci meditato sopra, Barbara Forbicini due giorni fa ha pubblicato un post su Facebook, ora diventato virale, per dire innanzitutto grazie alla maestra che glielo aveva tenuto nascosto ma anche perché la storia rappresenti un seme di speranza da gettare in un mondo sempre più arido di solidarietà. Di quel cartello è certamente suo figlio il primo beneficiario ma lo è anche il genere umano nel suo insieme: è facile intuire che dalla terza D dell’Annika Brandi usciranno bambini che non saranno capaci di girarsi dall’altra parte quando vedranno persone che si trovano in difficoltà. E non è poco.

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