RIMINI

Il minorenne picchiato: «Credo che potrei perdonarli»

Denunciato per lesioni e personali e minacce aggravate dalla discriminazione razziale il 17enne che ha aggredito il coetaneo

22/03/2018 - 11:58

Il minorenne picchiato: «Credo che potrei perdonarli»

RIMINI. «Credo di poterli perdonare». Ecco chi è il 17enne insultato con frasi razziste e aggredito da tre coetanei: con questa frase esprime la bellezza del suo animo, la sua educazione, ed è una risposta che vale più di mille recriminazioni, più della violenza e dell’odio. Ha solo 17 anni ma ha la saggezza e l’integrità che gli hanno dato la sua famiglia, la sua mamma italiana e il suo papà originario dell’Africa. Alla notizia della denuncia del 17enne che martedì pomeriggio gli ha sferrato un pugno in viso, sulla porta di casa, spalleggiato da due amici incuranti della presenza in casa dei genitori, il 17enne reagisce così: «Vorrei andare avanti, chiudere con questa storia, non mi piace finire sui giornali, ma ringrazio per la solidarietà che mi hanno dimostrato a centinaia con messaggi da ogni parte del Riminese».

Ieri mattina insieme ai genitori è andato a sporgere denuncia e subito i carabinieri hanno proceduto all’identificazione e alla denuncia del 17enne, dunque un coetaneo dell’aggredito, per lesioni personali e minacce aggravate dalla discriminazione razziale. Perché quell’aggressione fisica era stata “condita” da insulti razziali, gli stessi che il gruppo di cui il denunciato fa parte gli aveva già rivolto in passato, “sporco negro”, “devi morire” fino a “ricordati che odio i neri”. Razzismo sì ma anche una reazione violenta a un episodio accaduto due domeniche fa: il 17enne aggredito era stato alla Fiera di San Gregorio con un’amica che poi lo aveva riaccompagnato a casa assieme ai genitori. La sera aveva ricevuto una telefonata sul cellulare dal coetaneo, poi denunciato ieri, che gli intimava di lasciare stare quella che, secondo lui, era la sua ragazza. Il ragazzo gli aveva risposto che erano solo amici, che l’aveva solo riaccompagnato a casa, ma questo evidentemente non aveva placato l’ira del coetaneo, che ha dato poi origine all’episodio di violenza.

Se potessi incontrare i ragazzi che sono venuti a casa tua cosa vorresti dirgli?

«Proverei a spiegargli la storia, non hanno capito cosa è successo veramente. E poi – ribadisce – credo che potrei perdonarli, sarebbe giusto».

Ti erano mai capitati episodi di razzismo tra amici o a scuola?

«Qui dove vivo sono conosciuto da tutti e ho tantissimi amici e conoscenti, vado d’accordo con tutti, non ho mai avuto problemi, neanche a scuola».

Evita di parlare degli insulti ricevuti più volte da quel gruppo di cui fanno parte i tre della “spedizione punitiva” di martedì pomeriggio, «perché voglio dimenticare questa storia».

Fai sport, fai parte di una squadra, hai ricevuto la solidarietà dei tuoi compagni e della società, credi che lo sport aiuti a superare le distanze creata dalla stupidità umana?

«Certo, lo sport crea un legame forte, non ci sono differenze tra di noi, in campo siamo tutti uguali».

E nei palazzetti quando giochi ti hanno mai insultato?

«Sì è successo, come capita spesso durante le partite, soprattutto dal pubblico avversario, ma è un’altra cosa e devi essere bravo a non ascoltare».

Cosa ne pensi di tutte queste polemiche in Italia sugli immigrati e come le vivi?

«È brutto sentire come si parla degli immigrati, di come si lascino morire o li si lascino in disparte. Ma credo anche che se una di queste persone bussasse a qualche porta, ci sarebbe qualcuno disposto ad accoglierlo. Non sono tutti razzisti».

Ma tu adesso come ti senti?

«Io sto bene, non è poi così grave quello che mi è successo».

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