IL SINDACO

09/03/2018 - 09:46

«Sul campo nomadi noi andiamo avanti»

Chiusura dell'area in via Islanda. «Un tema che va affrontato e risolto, non cavalcato Si deve agire con concretezza nel rispetto di leggi nazionali e regionali»

«Sul campo nomadi noi andiamo avanti»

«Per il Pd la sintesi migliore la fa Rocky Balboa: “Non è importante come colpisci, l’importante è come sai resistere ai colpi, come incassi e se finisci al tappeto hai la forza di rialzarti. Così sei un vincente”».

Sindaco Gnassi, traduca dal cinema alla politica?

«Vedo che la botta di domenica sta risvegliando quel senso di appartenenza e quel sano realismo che negli ultimi tempi si erano un po’ addormentati. A partire dalla risposta convinta a restare all’opposizione, senza portare l’acqua a qualunque forza populista».

Al Pd viene chiesto di essere responsabile.

«Appunto. È l’unica forza responsabile. Ed è in nome di questa responsabilità che dobbiamo essere coerenti con il messaggio che ci ha inviato il 75 per cento degli italiani: non solo stare, ma fare opposizione. C’è una bella differenza tra i due verbi. Dobbiamo ripartire da qui, preoccupati certamente, ma non paralizzati dalla paura. E mi si permetta una ulteriore considerazione».

Ne ha facoltà.

«Dal 2011 il Pd ha assunto tutto il peso della responsabilità nazionale, venendo per questo penalizzato quando cinicamente poteva sfruttare momenti di crisi per crescere nelle urne. Cinque Stelle e Lega hanno sempre rifiutato di dare una mano ai governi di responsabilità nazionale con il Pd. Un sostegno ora verrebbe semplicemente interpretato come incapacità di stare lontani anche per un secondo dalle poltrone e dalle carriere individuali. Questo è il sentimento comune a tutti gli elettori del Pd e anche il mio».

Un modo di uscirne va comunque trovato. Come si fa?

«Non essendo subalterni a destra e Movimento 5 Stelle. Il problema per il Pd non è fare il “più 1” sulla paura, ma semmai completare con determinazione il ciclo di un riformismo sgombro da qualsiasi ideologia. Certe frasi “stare al centro... ci vuole più sinistra” sono incomprensibili ora. Sulla sicurezza ci siamo arrivati sulla linea Minniti, ma fuori tempo massimo e non tutti convinti. A livello nazionale la sinistra ha fatto un dibattito da ceto politico autoreferenziale sul tradimento di se stessa, articolo 18, Jobs act. Il risultato elettorale della sinistra adesso non conta? Più lavoro è più diritti ci sono se le imprese non soffocano. Essere radicalmente riformatori si può anche senza illusioni o promettendo di distribuire assegni e flat tax. Bisogna avere coraggio ed essere schietti, col cuore in mano offrire una visione complessiva di società».

Ma è possibile questo?

«È possibile. Sapete perché si ripartirà dall’ambito locale, dai sindaci, anche a livello nazionale? Perché i sindaci di molte città, anche delle nostre città, stanno perseguendo un modello di cambiamento concreto e innovativo, un fare che cambia davvero in meglio la vita ai cittadini».

Qualche esempio?

«Uno è Rimini, ma non solo, con quello che stiamo facendo su fogne, no al cemento, contenitori culturali, welfare di comunità, mobilità, scuole. Lo si sta facendo con fatti e impegno in Regione, a Santarcangelo, a San Giovanni, a Misano, a San Clemente, a Verucchio e in tutti i Comuni dove stiamo governando. Quella delle amministrazioni locali è l’altra faccia del centrosinistra. Mica tutto burro certo. Se perdi contatto con la gente e non fai fatti, si perde comunque. Oggi nessuno ti regala nulla. Ma Stefano Bonaccini, le sindache e i sindaci che amministrano sono tosti, stanno cambiando la Regione e le città . Per questo continuo a essere ottimista per le amministrative del 2017: facce e programmi, la conoscenza diretta, il sentire tuo la donna o l’uomo che ti rappresenta in Comune è cosa assai diversa di votare a livello nazionale un simbolo. Nei 17 Comuni che nel 2019 andranno al voto ci sono persone credibili: in un Comune la gente sa se ci sei o ci fai. Non con fantasmi e gente che non sa neppure dove sia capitata».

Cosa intende?

«Guardate alla Lega, ad esempio. Altro che radicamento sul territorio. Si fa fatica nelle foto pubblicate a trovarne uno nato e cresciuto sul territorio riminese. Un anno e mezzo fa hanno candidato in città un politico di lunghissimo corso di Pesaro, già candidato a Riccione: lo dico sorridendo, non me ne voglia Pecci. Si sa come è andata a finire. Alle amministrative, per loro, il re sarà nudo e non basterà lo “stare masati” dietro a un simbolo nazionale: dovranno tornare a metterci la faccia e a dire cosa vogliono fare per le città e non come ora che possono accontentarsi di dire no a tutto, dalla Fiera al Parco del mare, persino ai nuovi investimenti sulla Sanità Romagna che, fatto concreto, ha cambiato e migliorato incredibilmente l’ospedale Infermi».

Sindaco, nei prossimi mesi dovrà prendere una decisione sul campo nomadi. Dopo il successo leghista anche a Rimini, come intende muoversi?

«Non c’è una decisione da prendere, ma da completare un percorso tecnico e amministrativo, complesso perché nuovo. Un percorso che completeremo. Le elezioni nazionali non c’entrano nulla con un tema locale. Un tema che va affrontato e risolto, non cavalcato, con concretezza nel rispetto di leggi nazionali e regionali. Quello ad esempio che fanno i miei colleghi leghisti o 5 stelle nei Comuni che governano. Invito tutti a presenziare alle riunioni di Anci: migliaia di sindaci di ogni colore che discutono e affrontano problemi comuni. In quella sede magicamente spariscono insulti, promesse a vanvera, parole violente per lasciare spazio a ipotesi e soluzioni comuni. Nel rispetto delle leggi. A destra, al centro, a sinistra».

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