RIMINI

22/02/2018 - 11:30

di ANDREA ROSSINI

Fallimento Cmv, udienza sullo stato passivo: dai curatori "tagli" pesanti ai crediti

Ipotizzate azioni di risarcimento danno per il "concordato" mai decollato: parcelle "cancellate"

Fallimento Cmv, udienza sullo stato passivo: dai curatori "tagli" pesanti ai crediti

RIMINI. Si annuncia burrasca domani, venerdì 23 febbraio, alla prima udienza dell’esame di stato passivo relativa al fallimento della Cmv, Cooperativa muratori Verucchio, un crac milionario senza precedenti in Romagna, nel quale sono confluite nelle more di un “discusso” concordato altre undici società “collegate”. Tanti sono i creditori intenzionati a presentarsi all’appello che il giudice del tribunale di Rimini ha dovuto “frazionare” in ordine cronologico sulla base delle richieste di insinuazione al passivo i variegati pretendenti. La prima “porzione” di udienza vedrà all’esame “solo” 75 domande di creditori. Al primo posto della lista? C’è l’Inps. L’ente previdenziale chiede il riconoscimento di oltre mezzo milione di euro di crediti, a testimonianza della ricaduta sociale del crac. Batte cassa, in questa prima tranche, anche il Comune di Verucchio (360mila euro) e giusto per restare alle aziende anche la la Cocif (169mila). Un solo condominio, per fare un altro esempio, rivuole indietro 250mila euro di quote mai pagate. Fin qui, tutto ok. Ma le dolenti note, per i presunti creditori, sono arrivate con il prospetto delle proposte presentate al Tribunale dal collegio di curatori fallimentari composto dal ragioniere commercialista Ettore Trippitelli e dal commercialista Fabrizio Tentoni. Rispetto ai 3,8 milioni di euro in ballo nell’udienza di domani (passivo parziale relativo ai “75”), infatti, ne viene riconosciuto in prima istanza solo un milione e mezzo di euro. I “tagli” sono consistenti, almeno per quanto riguarda questa prima frazione, e rischiano di alimentare ricorsi e polemiche. Molti creditori potrebbero aver fatto semplicemente confusione nell’insinuarsi nel debito delle società “partecipate” invece di quella madre. Quasi il 40 per cento dei crediti sul piatto non è stato riconosciuto come tale. Spicca, in questo senso, la richiesta di 326mila euro da parte di un architetto, al quale i curatori indicano di non riconoscere nulla. Deciderà il giudice. Ma c’è un altro aspetto delicato: tra gli “esclusi” eccellenti figurano anche alcuni professionisti coinvolti a vario titolo nel concordato - mai decollato, forse ritardato, non andato a buon fine - . I curatori non sono convinti del lavoro di qualcuno al punto di “cassare” o “tagliare” parcelle e ipotizzare azioni di responsabilità nei confronti di alcuni. In qualche caso, addirittura, «si riservano di agire in separata sede come risarcimento del danno». Domani è solo il primo atto di una lunga storia.

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