RIMINI

10/02/2018 - 11:22

Nigeriano aggredito al supermercato. «Raptus di follia, non razzismo»

Chiusa l'inchiesta, ma il processo non si farà: il feritore in cura nella Rems di Reggio Emilia

Nigeriano aggredito al supermercato. «Raptus di follia, non razzismo»

RIMINI. Sull’avviso di conclusione delle indagini, notificato nelle scorse settimane, l’accusa suona ancora tentato omicidio (in alternativa lesioni gravi) aggravato dai motivi di odio razziale. Il realtà il 32enne riminese che il 22 marzo 2017 aggredì un ragazzo nigeriano davanti al supermercato non lo fece per l’odio verso i neri, ma «perché già da tempo immerso in un gravissimo quadro psicotico» e in preda a un delirio «su base psicopatologica, delirante allucinatoria». Le parole dello psichiatra Renato Ariatti, consulente del giudice, a conclusione dell’incidente probatorio sul caso del ferimento del giovane immigrato, chiudono le porte alla possibilità di processare l’indagato, evidentemente incapace di intendere e di volere. Non resterà che prenderne atto, nel corso dell’udienza preliminare che ancora non è stata fissata. Le manie di persecuzione di cui soffre, follia quindi e non razzismo, potrebbero però portarlo a ripetere aggressioni nei confronti di soggetti del tutto incolpevoli dai quali però lui dovesse sentirsi minacciato. Così per l’uomo, difeso dagli avvocati Francesco Pisciotti e Massimiliano Giacumbo, caduta ogni misura cautelare è scattata su richiesta del pm Davide Ercolani la misura di sicurezza e di ricovero in una struttura specializzata. Il 32enne si trova adesso ricoverato nella residenza Rems di Reggio Emilia, struttura di natura riabilitativa più che detentiva che ha sostituito l’ospedale psichiatrico giudiziario. Al nigeriano, per potersi curare in Italia, il questore Maurizio Improta aveva rilasciato un permesso di soggiorno temporaneo per motivi umanitari (è assistito dall’avvocato Simone Campolattano). Il Comune aveva manifestato la volontà di costituirsi parte civile in un eventuale processo che però non sarà celebrato per la non punibilità del responsabile dell’aggressione. A.R.

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