CARABINIERI DI RICCIONE E RIS DI PARMA

Ladro "perde" berretto e cacciavite: incastrato dal Dna un anno e mezzo dopo

Sorpreso dal padrone di casa ingaggiò con lui una colluttazione

di ANDREA ROSSINI

04/02/2018 - 18:21

Ladro "perde" berretto e cacciavite: incastrato dal Dna un anno e mezzo dopo

RIMINI

Incastrato dal Dna. I carabinieri del nucleo operativo di Riccione hanno arrestato a un anno e mezzo di distanza dai fatti uno dei due ladri che il 7 agosto 2016 razziarono un’abitazione nel centro di Riccione. Si tratta di Daris Aimi, “sinti” di 24 anni. Alloggiava in un campo nomadi alle porte di Milano. Dovrà rispondere di rapina impropria e oggetti atti a offendere.

Intrusi sorpresi

Il padrone di casa, nel rincasare, sorprese gli intrusi quando loro avevano già messo tutto a soqquadro e riempito le tasche di monili di famiglia e soldi. Una volta scoperti, i ladri ingaggiarono una colluttazione con il proprietario. Per liberarsi di lui i malviventi gli spruzzarono negli occhi dello spray urticante. Nella fuga, però, prima di fare perdere definitivamente le proprie tracce, uno dei due lasciò dietro di sé un cacciavite e il berretto. Oggetti che vennero recuperati nel corso del sopralluogo e consegnati al laboratorio del Ris di Parma per gli accertamenti scientifici. Grazie agli specialisti dell’Arma è stato possibile ricavarne un profilo genetico da inserire nella “banca dati”.

Qualche settimana fa è arrivata l’attesa corrispondenza: quel profilo appartiene infatti al nomade, di recente arrestato per un reato analogo commesso ad Asti. L’esito della comparazione è però arrivato quando il giovane era già tornato in libertà e così i carabinieri di Riccione si sono rimessi all’opera per rintracciare il sospettato allo scopo di notificargli l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nel frattempo dal Gip del Tribunale di Rimini, Benedetta Vitolo, su richiesta del pubblico ministero Paolo Gengarelli che ha coordinato le indagini.

Setacciato il campo

La lunga ricerca si è conclusa in un campo nomadi milanese, passato al setaccio grazie alla collaborazione dei carabinieri di Milano-Magenta (cinquanta militari impegnati). Il ricercato, che evidentemente sapeva di avere qualcosa da nascondere, è stato bloccato e identificato mentre cercava di allontanarsi dalla zona. Al momento della notifica del provvedimento è apparso sorpreso e ha negato il suo coinvolgimento nel furto che gli viene contestato. Sul luogo del furto, però, un anno e mezzo fa, ha lasciato la sua “firma”: il dna rilevato nel cacciavite e nel berretto.

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