RIMINI

03/01/2018 - 15:22

Rinforzi in arrivo dall'Università per cinque reparti dell'Infermi

Accordo siglato tra Ausl Romagna e Alma Mater Studiorum per i prossimi cinque anni: turni di sei mesi

Rinforzi in arrivo dall'Università per cinque reparti dell'Infermi

RIMINI. Nuovi medici in arrivo in diversi reparti dell’ospedale Infermi di Rimini. Grazie a un accordo siglato tra Ausl Romagna e Alma Mater Studiorum, i medici specializzandi dell’università presteranno servizio per i prossimi cinque anni nel nosocomio riminese. A pagare gli stipendi ci penserà Alma Mater mentre Ausl Romagna fornirà tutte le strumentazioni per garantire una formazione adeguata ai medici. Si tratta di neolaureati di età compresa tra i 25 e i 26 anni. A beneficiare dell’arrivo di questa nuova forza lavoro non sarà soltanto l’Infermi ma buona parte degli ospedali della Romagna.

A Rimini tra i medici dei reparti in cui dovrebbero arrivare gli specializzandi qualche perplessità permane: sono attesi in Chirurgia pediatrica, Ematologia, Malattie infettive e tropicali, Neuropsichiatria infantile e Radioterapia. C’è infatti il forte timore che da Bologna facciano più di una resistenza per non privarsi di forza lavoro preziosissima. I numeri dell’operazione non sono ancora definiti ma ogni reparto potrebbe avere due o tre medici a turni di sei mesi ognuno.

All’ospedale di Forlì pare invece esserci maggiore entusiasmo.

«Ci abbiamo messo un anno e mezzo per far arrivare nel nostro ospedale i medici specializzandi dell’Università e ora puntiamo a far parte della Scuola di Medicina. Non mi sbilancio sui tempi ma sono ottimista». È Giorgio Ercolani, dirigente dell’Unità di Chirurgia e terapie oncologiche avanzate del “Morgagni-Pierantoni” a commentare la delibera dell’Ausl Romagna, numero 584 del 29 dicembre scorso, che approva la convenzione con l’Alma Mater “per lo svolgimento delle attività formative dei medici in formazione specialistica”, iscritti alle scuole di specializzazione, nei più importanti ospedali romagnoli.

Effetti immediati

«È una svolta epocale», sottolinea il primario, il cui incarico di docente universitario a Bologna ha giocato un ruolo decisivo nell’accordo tra Ausl e Ateneo. «Anche se in molti hanno collaborato a raggiungere lo scopo», si schernisce. «Entrando nella rete formativa, all’Ausl è riconosciuta la capacità di accogliere neo laureati».

Il ruolo

Questi medici non avranno certo la possibilità di annoiarsi. Dovranno svolgere attività clinica e assistenziale in reparto – fanno sapere dai vari reparti – formarsi in camera operatoria e dare il proprio contributo in laboratorio. Il tutto sempre affiancati da un medico strutturato nelle vesti di tutor. Risorse preziose anche perché a pagarle sarà l’Ateneo. «Certo - parla ancora Ercolani -. Lo stipendio dello specializzando è erogato dall’Università di Bologna. Inoltre ci porteremo in casa giovani fortemente motivati, tutti tra i 25 e 26 anni, ai quali insegneremo la professione chiedendo in cambio impegno anche sul fronte della ricerca scientifica».

La sfida

E all’orizzonte la Scuola di Medicina. «Ci stiamo lavorando e ci sono tutti i presupporti per arrivarci in un tempo accettabile».

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