RIMINI

20/12/2017 - 15:19

di ENRICO CHIAVEGATTI

Tetraplegico dopo l'infortunio. Chiede 14 milioni di risarcimento

L'incidente ad un forlivese 41enne il 24 agosto 2015 a Torre Pedrera mentre portava casse di cibo

Tetraplegico dopo l'infortunio. Chiede 14 milioni di risarcimento

RIMINI. Poco meno di 14 milioni di euro. È l’indennizzo chiesto dall’avvocato Giuseppe Mazzini, del Foro di Forlì, a padre e figlio, rispettivamente gestore e proprietario di un pub di Torre Pedrera dove il 24 agosto del 2015 si è verificato un gravissimo infortunio sul lavoro. Vittima l’autista oggi 41enne della ditta incaricata di consegnare prodotti alimentari deperibili, caduto mentre a braccia portava in cantina alcune scatole di cartone piene di cibo. Un volo che gli ha provocato fratture multiple alla teca cranica, una emorragia intracranica con conseguente stato di coma cerebrale e insufficienza respiratoria e che ora lo costringe a vivere come un vegetale in un letto della residenza “Il Parco” di Forlì. Una somma indubbiamente importante ma calcolata sulla base delle ingenti spese che la famiglia deve sostenere per garantirgli l’assistenza 24 ore su 24 per tutto il resto delle sua vita. La stessa identica richiesta di risarcimento danni, formulata dall’avvocato Mazzini anche per conto della mamma e del fratello della vittima, è stata presentata dal legale anche all’azienda forlivese di cui era dipendente il suo assistito ed a quella con sede legale a San Mauro Pascoli, proprietaria della merce da consegnare.

In quattro alla sbarra

In attesa del pronunciamento in sede civile, gli stessi attori sono già comparsi davanti al tribunale penale di Rimini, dove l’ex procuratore capo Paolo Giovagnoli li ha fatti comparire senza il vaglio delle loro posizioni davanti al Gup. Diversi, ovviamente, i capi d’imputazione. A padre e figlio, 66 anni il primo residente a Rimini, 33 il secondo che abita nel Torinese, difesi di fiducia rispettivamente dagli avvocati Stefano Brugioni e Walter Giovanni Pari, vengono contestate le lesioni personali gravissime in concorso, mentre al titolare della licenza viene contestato anche d’aver fatto usare la scala al ferito nonostante questa non avesse il corrimano, i gradini fossero uno diverso dall’altro sia nella pedata che nell’alzata. Al padre, invece, è contestato di aver richiesto all’infortunato di portare di sotto le scatole scaricate, mansione che non gli competeva. Da contratto, infatti, doveva lasciarle all’ingresso del locale. Sarebbero stati i dipendenti del pub a provvedere al trasferimento. I responsabili legali delle due società, infine, devono rispondere del mancato rispetto della legge che regola gli obblighi annessi ai contratti d’appalto o d’opera. Tradotto: «Non aver fornito dettagliate informazioni sui luoghi e le modalità di scarico».

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