METRO' DI COSTA

25/02/2014 - 19:35

di ANDREA ROSSINI

«Stop alle ruspe»: rischiano la denuncia

L'Agenzia mobilità ha presentato un esposto in procura per "invasione di cantiere"

 «Stop alle ruspe»: rischiano la denuncia

RIMINI. Cantiere “invaso”, c’è un esposto alla magistratura. L’Agenzia mobilità ha segnalato all’autorità giudiziaria il tentativo di bloccare i lavori del metrò di costa da parte di alcuni cittadini avvenuto nell’ottobre scorso nella zona di via Serra.

Uno dei residenti, come si ricorderà, si era opposto alla demolizione salendo sul tetto della struttura da abbattere con il sostegno di alcuni esponenti del Movimento 5 stelle tra cui il consigliere comunale di Rimini Luigi Camporesi.

Adesso tutti loro rischiano una denuncia penale per “introduzione nelle aree di cantiere”, violazione ipotizzata dall’avvocato Leonardo Bernardini per conto dell’ingegner Ermete Dalprato (direttore generale di agenzia mobilità), firmatario dell’esposto in procura.

Le ruspe erano tornate indietro, ma ogni dubbio interpretativo, alla base della protesta e delle varie prese di posizione a sostegno, era ben presto stato spazzato via dalla procura che aveva rimandato al mittente l’istanza di sequestro del cantiere.

Risultò infatti che l’abbattimento del manufatto era stabilito nel progetto definitivo - approvato dal Cipe nel 2006 - contenente la dichiarazione di pubblica utilità, che il proprietario ne era a conoscenza e che l’indennizzo era da considerarsi omnicomprensivo. Da quel pronunciamento i lavori sono ripresi spediti, a cominciare dalla demolizione contestata. L’Agenzia di mobilità ha raccolto i filmati della protesta per documentare le presunte violazioni e ha segnalato l’ “invasione” all’autorità, soprattutto allo scopo di cautelarsi - è la loro tesi - da eventuali futuri appunti della Corte dei conti su ritardi e quindi giustificare aumenti di spesa. Si tratta quindi di una “riserva di contabilità” e non di una “vendetta” nei confronti di chi si è battuto per fermare il metrò di costa. Ogni interruzione, (tra l’altro considerata pretestuosa dai “denuncianti”) anche alla luce delle continue bocciature dei ricorsi davanti al Tar e al Consiglio di Stato, comporta un aggravio di spesa, e si tratta di soldi pubblici. Ora sarà la polizia a provvedere all’identificazione dei soggetti presenti, alla ricostruzione dei fatti e agli eventuali primi provvedimenti nei loro confronti.

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