LA TRAGEDIA IN ABRUZZO

25/01/2017 - 10:54

Il pilota riminese che salvava le persone

Caparbio, appassionato e gioviale. «Il volo era tutto per Gianmarco». La passione per la bicicletta

Il pilota riminese che salvava le persone

Gianmarco Zavoli

RIMINI. «Volare era tutto per lui e adorava il suo lavoro». Solo uno dei tantissimi commenti che amici e conoscenti da ieri sera hanno cominciato a lasciare su “Facebook”. Gianmarco Zavoli era il pilota dell’elicottero precipitato in Abruzzo con sei persone (tutte morte) dopo avere soccorso uno sciatore ferito. Nato nel 1970, fidanzato, la sua morte ieri sera ha generato un’onda di dolore.

Il ricordo in città è molto vivo. A cominciare dalle scuole elementari frequentate a Marina centro in via Tolmino, le superiori all’Itis, fino alla edicola in piazzale Kennedy gestita un tempo dalla famiglia, ma dove anche Gianmarco ha lavorato qualche periodo in estate.

Alla passione per il volo, univa anche quello per lo sport, dal windsurf al ciclismo. E proprio grazie alle “due ruote”, era diventato uno dei circa duecento “corridori” del g.s. Cicli Matteoni. Quando aveva un minuto di tempo, non faceva mai mancare il suo entusiasmo e il suo buonumore.

Una brava persona

«Si è avvicinato al Club negli ultimi tre o quattro anni - raccontava ieri sera Giancarlo Cecchi, il presidente -. Quando era libero non mancava mai, partecipava sempre alle nostre gare. L’ho visto la settimana scorsa, non riesco a crederci, una tragedia del genere, sono senza parole».

Allegro, tranquillo, gioviale: le qualità di Gianmarco. Ma anche e soprattutto caparbio e appassionato del suo lavoro. Un ragazzo molto solare e divertente. «Sempre tranquillo - ha aggiunto Giancarlo Cecchi -. Una persona perbene, mi dispiace un sacco, un ragazzo buono. Gli piaceva stare in compagnia. E sorrideva. A volte si scherzava, quando la salita diventava troppo ripida. Gli dicevamo: dovresti venire a portarci su con il tuo elicottero. E lui subito ci metteva a tacere: non sapete quanto vi costerebbe un lavoro del genere».

Parlava mai del suo lavoro, delle missioni? «A volte sì. Raccontava di qualche recupero magari un po’ più difficile. Raccontava che la priorità era salvare le persone in difficoltà, stando sempre attenti a rimanere nei limiti di sicurezza».

Quanta neve

Sulla bacheca Facebook di Gianmarco Zavoli, non mancano i messaggi di dolore per gli aviatori caduti seguendo la propria passione. Nel 2014 ad esempio affidava alla rete un «saluto ai colleghi che ci hanno lasciato». Mentre pochi giorni fa, il 18 gennaio, aveva firmato un post che oggi alla luce di quanto è successo, assume un significato tragico. «Neve e terremoto, non male come inizio turno a L’Aquila».

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