LUCIA ANNIBALI

12/01/2017 - 16:54

di ANDREA ROSSINI

«Negare l'aggressione è da vili, ma fanno tutti così»

«Giusto parlare di questi casi, si alimenta una condanna sociale verso certi comportamenti»

«Negare l'aggressione è da vili, ma fanno tutti così»

RIMINI. Nessuno più di Lucia Annibali è titolato a parlare dell’ennesima aggressione con l’acido. Dal dolore ha saputo trarre un nuovo e più profondo senso dell’esistenza e la sua battaglia a testa alta contro ogni sopruso riguarda le coscienze di tutti.

Ma perché si ripetono di continuo certe drammatiche situazioni? Non si fa abbastanza o esiste un effetto emulativo?

«Non so se si faccia abbastanza, parlarne può anche dare vita a un effetto di emulazione, bisognerebbe entrare nella mente o nell’anima degli aggressori, ammesso che ne possiedano una, ma è comunque giusto farlo per dare un riconoscimento al dolore che proviamo noi vittime, così da alimentare una condanna sociale verso certi comportamenti».

Che cosa la colpisce a ogni nuova simile notizia?

«Il ripetersi della modalità degli attacchi: l’uso sempre più frequente dell’acido come arma. E’ troppo facile procurarsi sostanze corrosive tra gli scaffali del supermercato senza la necessità di giustificare, documentare o controllare l’acquisto. Dopo quello che mi è accaduto io ho bandito perfino l’alcool da casa mia, per dire dell’attenzione che andrebbe posta in generale a sostanze potenzialmente pericolose».

Nessuno meglio di lei può quindi comprendere cosa stia provando Gessica...

«Immagino la sua sofferenza. E’ il momento più brutto. Le ustioni provocano dolore e bisogna essere forti per sopportarlo. Ritrovarsi all’improvviso in un Centro grandi ustionati è come precipitare in una specie di mondo parallelo. Si sentirà spaventata, smarrita. Le sono vicina. Spero che gli effetti non siano troppo invalidanti su di lei e le auguro di guarire prima e meglio possibile. Dovrà aspettare un paio di giorni prima di una diagnosi precisa. Con le ustioni funziona così».

Quale consiglio le darebbe?

«Deve essere fiduciosa, forte, non perdersi d’animo e porsi l’obiettivo di riconquistare, passo dopo passo, una vita dignitosa. Il paziente, come accade anche nelle malattie, deve metterci del suo. A partire da questo momento difficilissimo dovrà cominciare a ricostruire la sua serenità e il suo futuro».

Intanto il presunto responsabile, l’ex fidanzato, è in carcere.

«Non posso sapere se sia stato davvero lui, ma non mi stupisce che neghi e cerchi di costruirsi un alibi: è da vili, ma fanno tutti così. In ogni caso che la giustizia faccia il suo corso è importante. Non ti risarcisce delle sofferenze, ma una condanna rappresenta un segnale di rispetto nei confronti delle vittime».

Qualcosa non ha funzionato, visto che Gessica lo aveva denunciato già a maggio dell’anno scorso?

«Non direi che la giustizia non abbia funzionato: provvedimenti come l’ammonimento, il divieto di avvicinamento non possono impedire di per sé la commissione di un crimine, ma lasciano comunque una traccia nella storia della persecuzione che tornerà utile al processo. E’ importante che le donne si convincano a denunciare anche la più piccola violenza».

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