PAURA NELLA NOTTE

Salva i figli gettandoli dal balcone

Famiglia di origini albanesi (papà, mamma, quattro figli e uno zio) prigioniera delle fiamme in una palazzina di via Cagnacci

di ENRICO CHIAVEGATTI

21/10/2016 - 10:11

Salva i figli gettandoli dal balcone

RIMINI. Il sospetto che dietro a questa storia si celi un atto criminale, rende ancora più drammatica e incredibile, la notte vissuta da una famiglia albanese. Papà, mamma e quattro figli, il più piccolo 3 mesi, il più grande 7 anni imprigionati da fumo e fiamme: i piccoli sono stati lanciati dal balcone al secondo piano della loro abitazione per essere messi in salvo. Lo zio dei bambini sale sul tetto e viene salvato dai pompieri. Il padre si cala dal balcone e se la cava, la madre cade male e si fa malissimo.

La loro casa era stata violata da un incendio divampato, per cause in corso d’accertamento, dall’appartamento sottostante occupato da una giovane donna romena, la cui porta d’accesso mostra segni di scasso che le indagini dei carabinieri dovranno stabilire se hanno attinenza con una tragedia evitata grazie a una corposa dose di buona sorte.

Il fatto. Sono le 23,40 di mercoledì quando scoppia l’inferno nella palazzina (due piani più mansarda) al civico 23 di via Cagnacci angolo via Praga. I grandi della famiglia Skuka (Artan 41 anni, operaio, il fratello Roland, 31, la moglie Nertila, 35) stanno per raggiungere nel mondo dei sogni i quattro figli, quando improvvisamente dalle finestre del loro appartamento al secondo piano vedono entrare del fumo. In breve tempo inizia ad invadere tutti i locali. Scatta l’allarme. La mamma prende in braccio l’ultimo arrivato e con papà corre subito a svegliare i figli più grandi. Tutti così si precipitano alla porta d’ingresso. Obiettivo: conquistare le scale e raggiungere il prima possibile l’esterno. Il fumo, però, le ha già saturate e rese impraticabili. Sono in trappola. Zio e una delle nipotine a fatica raggiungono la mansarda e si mettono in salvo sul tetto, il resto della famiglia torna in casa e conquista l’unico balcone del loro appartamento a sua volta però avvolto dal fumo e dalle fiamme che stanno divorando l’abitazione sottostante.

La grande fuga. Artan, il padre, mostrando grande spirito d’iniziativa e sangue freddo, lancia un materasso, lega assieme alcune lenzuola e si cala in cortile. Ai piedi della palazzina nel frattempo sono accorsi per cercare di dare aiuto alcuni residenti. Si ferma anche chi transita in quel momento lungo via Praga. I soccorritori improvvisati, a loro volta, stendono a terra un altro materasso. Alla moglie Nertila è affidato il compito di accompagnare nella caduta nel vuoto l’ultimo arrivato, una sorellina e il primogenito: sotto, dopo un volo di 8 metri, troveranno le forti braccia del loro papà che con i suoi aiutanti attenueranno la caduta con un grosso telo. Quella strada però la mamma non la vuole seguire. Non se la sente. E quando cede perché ormai fuoco e fiamme non le danno scampo, “sbaglia” il salto, non trova il materasso e si insacca al suolo provocandosi la frattura del bacino, di una gamba e di una caviglia, ne avrà per 60 giorni.

Arrivano i soccorsi. Mentre tutto ciò accade, sul posto arrivano tre “partenze” dei vigili del fuoco che ultimeranno l’intervento alle 2, ambulanze e automedicalizzata del 118, i carabinieri. Tutta la famiglia è trasportata al pronto soccorso dell’ospedale Infermi dove la mamma è tutt’ora ricoverata nel reparto di Ortopedia. Per due dei tre bambini che hanno inalato più fumo viene disposta una seduta alla camera iperbarica di Ravenna. In serata tutti sono stati dimessi.

L’inchiesta. La casa è stata dichiarata inagibile. Il fuoco ha completamente distrutto l’appartamento occupato dalla giovane romena. Le fiamme, secondo quanto è stato possibile stabilire, si sono sviluppate in camera da letto dove è crollato anche il soffitto. La titolare del contratto d’affitto, che al momento del rogo non era presente, ascoltata dai carabinieri, ha detto di non ricordare se si è dimenticata accesa qualcosa che può aver scatenato l’incendio: usa una termocoperta o cose simili per riscaldarsi. I segni sulla porta, però, come detto, non fanno escludere che qualcuno abbia appiccato volontariamente l’incendio.

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