Prevenzione

24/01/2014 - 16:16

Usura ed estorsione, Rimini non ci sta più

Firmato un protocllo col commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative anti-racket e anti-usura

Usura ed estorsione, Rimini non ci sta più

RIMINI. Prevenzione a tutto campo a Rimini contro l’usura e l’estorsione in tempi di crisi. Il commissario straordinario del Governo per il coordinamento delle iniziative anti-racket e anti-usura, Elisabetta Belgiorno, oggi è sbarcato in riviera per firmare, alla presenza del presidente del Tribunale e del procuratore capo, un protocollo promosso appositamente per il territorio riminese (da estendere anche ad altri territori). L’accordo firmato nella sede della Fondazione Carim impegna Prefettura, banche, associazioni di categoria, confidi, ordini professionali ed Enti locali contro usura ed estorsione, sempre più in mano agli ambienti della criminalità organizzata, a tutela di piccole imprese e famiglie. La Prefettura promuoverà più informazione sui fondi di prevenzione anti-usura e monitorerà l’applicazione del protocollo; l’Abi segnalerà propri referenti per istruire le pratiche di fido sui fondi stessi mentre le singole banche risponderanno sulle proposte di finanziamento entro 30 giorni; categorie e Confidi designeranno propri “facilitatori” (la novità più rilevante rispetto ai protocolli analoghi) per diffondere gli strumenti contro gli usurai. E ancora: banche e confidi programmeranno moltiplicatori specifici tramite cui calcolare il tetto ai finanziamenti coperti dai fondi anti-usura. Dunque, per dirla con Belgiorno, la «sfida è quella dell’inclusione finanziaria come contrasto all’esclusione sociale: il protocollo andrà verificato e sarà bello farlo, ma questa esperienza potrà servire come campione per altre realtà analoghe a questo territorio così accogliente e operoso».

Il nuovo protocollo si inserisce nella più generale tutela della legalità su cui il prefetto Claudio Palomba insiste da quando si è insediato a Rimini, a inizio 2012, e segue quelli sul lavoro nero e sui passaggi di proprietà negli alberghi. Come hanno spiegato lo stesso Palomba e il procuratore Paolo Giovagnoli, l’usura è una fattispecie di reato complessa che spesso le vittime, considerando i propri aguzzini dei “benefattori” che erogano credito, evitano di segnalare. Nel 2013 c’è stata solo qualche denuncia a livello locale, mentre i casi trattati in Procura insieme con la Guardia di finanza sono una dozzina. Tuttavia, come dimostrano gli sviluppi delle operazioni recenti delle forze dell’ordine da “Mirror” in giù, il lavoro per gli inquirenti non manca di certo: «I dati non indicano un quadro preoccupante ma non bastano, bisogna andare oltre e capire, nessuno sia esente», scandisce il prefetto. Ne è convinta la presidente del Tribunale Rossella Talia, che ha lodato Palomba per la svolta culturale che ha contribuito a imprimere in riviera sul fronte legalità: «Rimini è cambiata negli ultimi anni, è cambiato il linguaggio. Quando ero presidente di sezione penale abbiamo avuto un solo processo per usura, non siamo riusciti a farci dire nulla dalle vittime perchè per diverse l’usuraio era ritenuto un benefattore. Il protocollo di oggi è concreto perchè ne segue altri, non sono ottimista sul fatto che d’ora in poi il fenomeno emergerà ma è molto importante in un’ottica di prevenzione».

Tra i 12 casi allo studio della procura, Giovagnoli, che ha raccomandato di assegnare i fondi anti-usura solo a chi ne ha realmente bisogno, precisa che si tratta di «usura che ha a che fare con l’estorsione, la violenza e le minacce: ci sono prove che è anche opera della criminalità organizzata, presente sul territorio da qualche anno dopo il periodo del solo riciclaggio per via della vicina San Marino».

Parole chiare anche dal sindaco Andrea Gnassi e dal presidente della Provincia Stefano Vitali: il primo ha detto di aspettarsi molto dalle categorie rispetto agli obiettivi del protocollo e che «anche se in forme impalpabili la mafia qui c’è come c’è in tutta Italia, non siamo una terra di boss ma possiamo essere infiltrati»; il secondo che «ormai di polvere sotto al tappeto questo territorio ne ha messa troppa, il protocollo non è un figlio unico e neanche una classica mozione di intenti, ma parte integrante della lotta alla criminalità organizzata».

 

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