RAVENNA

03/11/2018 - 15:09

di ALESSANDRO CICOGNANI

Ponte crollato a Ravenna, uno degli indagati a processo per l’incendio del Gigante di Forlì

Il 58enne forlivese legale rappresentante della Gipco srl rinviato a giudizio nel 2016 per il rogo

Ponte crollato a Ravenna, uno degli indagati a processo per l’incendio del Gigante di Forlì

RAVENNA. Daniele Tumidei, 58 anni di Forlì, è il legale rappresentante della Gipco srl. Fino a giovedì scorso, quando una parte della centrale idroelettrica che la sua società aveva costruito sul fiume Ronco è crollata, nessuno a Ravenna lo conosceva. Ma a Forlì molti conoscono il suo nome. E non certo per il luogo di nascita che c’è scritto sulla sua carta d’identità, ma perché è legato a un caso giudiziario che nel 2013 fece molto discutere. Un caso per il quale ancora oggi si sta svolgendo il dibattimento nel processo di primo grado e che tra gli imputati rinviati a giudizio vede proprio anche Daniele Tumidei.

L’incendio al Gigante

La sera tra l’8 e il 9 marzo del 2013 a Forlì scoppiò il caos. Decine di vigili del fuoco vennero chiamati di corsa nei pressi dell’uscita dell’autostrada. Il notissimo centro commerciale all’ingrosso “Il Gigante” era infatti ricoperto dalla fiamme. Una consistente porzione della struttura andò in pezzi e in totale vennero stimati oltre 6 milioni di euro di danni. Secondo l’accusa quel rogo avvenne in conseguenza di una successione di presunte violazioni di norme relative alla sicurezza e alla prevenzione. Per questo il giudice, a inizio marzo del 2016, ha accolto la richiesta del pubblico ministero forlivese e rinviato a giudizio sei persone. E tra questi c’è anche Daniele Tumidei, titolare della società che aveva installato dei pannelli fotovoltaici sul tetto del Gigante.Tumidei in più occasioni ha ribadito che non c’entra nulla con quel disastro, ma secondo il pubblico ministero invece i lavori di Tumidei non vennero eseguiti seguendo il progetto e gli accorgimenti necessari per evitare gli incendi.

Dalle fiamme al dissesto

Passano appena tre anni da quelle fiamme a Forlì, che le opere di Tumidei tornano nuovamente all’attenzione della magistratura. Ma questa volta quella ravennate. Nel 2016 a Mensa Matellica sul fiume Savio si verificano degli strani episodi di dissesto idrogeologico, in prossimità della centrale idroelettrica costruita sempre dalla Gipco in quel punto. A denunciare pubblicamente il fatto fu il capogruppo di Lista per Ravenna Alvaro Ancisi, e se ne interessò anche la magistratura.

La tragedia

Altri due anni e si arriva a giovedì della scorsa settimana e all’ennesima grana per il 58enne forlivese e per la sua Gipco. Quattro voragini si aprono infatti nella centrale idroelettrica appena costruita alla chiusa di San Bartolo. Subito viene aperto un fascicolo di indagine per disastro ambientale, a cui nel pomeriggio si unirà quello più tragico per omicidio colposo in cooperazione. Perché sotto le macerie di quel ponte muore il tecnico della Protezione civile Danilo Zavatta, che si trovava lì per controllare la messa in sicurezza dell’opera, dopo che a inizio settembre si erano verificati diversi malfunzionamenti e un problema di sifonamento per via dell’acqua che filtrava da sotto l’impianto.

Molti incarichi

Al momento gli indagati sono quattro: la titolare della società che fece lo scavo alla chiusa San Bartolo, il direttore dei lavori e un geometra della Gipco e chiaramente Daniele Tumidei. L’imprenditore tuttofare forlivese che ad oggi ricopre il ruolo di presidente del consiglio di amministrazione, di consigliere semplice o di amministratore unico in dieci società differenti. Oltre a costruire centrali idroelettriche si occupa di energia solare, di impianti elettrici, di locazione immobiliare, di costruire edifici residenziali e non. E i suoi interessi si spostano da Forlì a Ferrara fino ad arrivare a Milano.

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