RAVENNA

09/10/2018 - 12:48

Un paese sotto torchio: la chiave del giallo nella sua vita da bar

I carabinieri stanno ascoltando mezzo paese. E il parroco invita i residenti ad aiutare gli investigatori

Un paese sotto torchio: la chiave del giallo nella sua vita da bar

RAVENNA. Mezza Castiglione di Cervia sta facendo la spola da casa alla caserma di Carabinieri. È proprio tra le vie del paese che gli inquirenti hanno deciso di dare inizio alle indagini. In attesa di sapere cosa possano aver catturato le riprese delle videocamere di sorveglianza (del bar e della banca vicina), degli esiti dell’autopsia e delle analisi sui campioni prelevati dai Ris di Parma, gli investigatori stanno cercando di ricostruire gli ultimi giorni di vita e le frequentazioni di Rocco Desiante. Soprattutto quelle poco raccomandabili.

Le sue abitudini, i rapporti personali, tutto può essere utile al fine di inquadrare le possibili motivazioni del delitto. Forse il pizzaiolo aveva pestato i piedi alla persona sbagliata? O magari doveva dei soldi a qualcuno che voleva saldare il conto? Oppure in uno dei suoi momenti di ubriachezza aveva avuto una banale discussione degenerata in tragedia? Domande fondamentali, le cui risposte serviranno appunto a stabilire una traccia del possibile movente che si cela dietro l’assassinio.

D’altronde Desiante a Castiglione di Cervia “abitava” da appena tre giorni. Ossia da lunedì della scorsa settimana, quando un amico gli aveva prestato la sua casa disabitata. Una situazione momentanea dunque, perché il 43enne stava solo aspettando di poter riavere la sua Fiat Punto (confiscata dopo un incidente stradale) per tornare a Gravina in Puglia e ricominciare con una nuova vita nella sua terra d’origine. Tanto è vero che gli altri residenti del civico 23 di via Castiglione nemmeno sapevano che in quell’appartamento ci abitasse qualcuno. Per Rocco l’unico collegamento vero con Castiglione di Cervia era il bar, dove andava tutte le sere, e ogni mattina per ricaricare il suo cellulare e mangiare qualcosa. Ecco allora che la soluzione del delitto si potrebbe trovare proprio tra i frequentatori di quel locale. E ora anche il parroco di Sant’Antonio Abate, don Aldo Stella, chiede a gran voce: «Chi sa parli». A.CIC.

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