RAVENNA

06/09/2018 - 11:28

di ANDREA TARRONI

L'ultimo saluto a Idina Ferruzzi, la nipote commuove con il suo messaggio

I familiari, alcuni protagonisti della Ravenna degli anni ’80, gli amici di sempre e volti istituzionali ieri hanno hanno reso omaggio alla moglie di Raul Gardini

L'ultimo saluto a Idina Ferruzzi, la nipote commuove con il suo messaggio

RAVENNA. Ravenna dice addio ad Idina Ferruzzi in un sagrato assolato di inizio settembre. Due ali deferenti di folla, sui muretti marmorei, applaudono il feretro semplice di legno levigato chiaro che viene caricato, coperto da una croce di rose bianche.

Da piazza San Francesco partono le spoglie di una donna discreta, di silenzi eloquenti più che di parole vuote. Che alzò la voce una volta sola, per amor di verità e nel momento del dolore più grande. Per difendere Raul, che lei mai credette potesse essersi suicidato.

E la Ravenna che le voleva bene si ritrova ancora in quella chiesa, venticinque anni dopo. In prima fila ci sono i figli, che lei riconosceva così orgogliosamente uniti.

Poi i nipoti, a fianco ai quali si siede l’amico di una vita, Vanni Ballestrazzi. Quindi i fratelli.

Sull’altra navata ci sono le rappresentanti dell’altra famiglia, quella delle Carmelitane, di cui lei era diventata terziaria, in un cammino di fede e preghiera che l’aveva aiutata a elaborare quel lutto così forte. Quindi Carlo Sama, stretto ai suoi congiunti.

Defilati, discreti e adombrati sono Riccardo Muti e Cristina Mazzavillani. Si avvicinano per fare le condoglianze, calorosi, solo quando la folla è scemata, almeno un po’.

Dentro la chiesa c’è il gotha dell’imprenditoria ravennate, della finanza e non mancano le istituzioni, le rappresentanze politiche di maggioranza e opposizione. L’ex sindaco Vidmer Mercatali e l’ex vicesindaco Giannantonio Mingozzi introducono il primo cittadino Michele De Pascale, il suo vice, Eugenio Fusignani, oltre al presidente dell’Autorità portuale, Daniele Rossi, alla famiglia Gardini.

Ma sono tanti i cittadini semplici, giovani e anziani. Una di loro accusa uno sbalzo di pressione e viene portata via in ambulanza.

Le parole di Don Ugo

Don Ugo Salvatori sceglie prevalentemente il vangelo di Matteo, le letture di Sant’Agostino e di sua madre Santa Monica e le riflessioni di Santa Teresa di Lisieux per imperniare un’omelia intimistica, volta a descrivere l’Idina di quel quarto di secolo lontano dai riflettori.

«Una donna di una schiettezza benevola – dice –. Non era una suora laica, come è stato scritto. Era una terziaria carmelitana e in questa figura accoglieva i poveri. Ne ha aiutati tanti, con una carità discreta, nascosta, silenziosa. Aborriva le classifiche che l’avevano messa fra le donne più importanti del mondo. Come diceva Agostino, mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e ora finalmente non sono più cieco».

Il celebrante la ricorda lì, nel primo banco della chiesa, ad ogni funzione: «Aveva bisogno di un rapporto diretto con Dio. Avvertiva la necessità di attingere all’eterno, per questo si metteva vicino all’altare. E forti di questo – dice rivolto ai parenti – dovete ricordare le parole di Santa Teresa: “Io non muoio, Gesù mi viene a prendere”. Eleonora, Ivan Francesco, Maria Speranza – dice rivolto ai figli, chiamandoli dall’ambone – dovete ricordare quanto Idina vi amasse. Così come adorava immensamente i nipoti, che seguiva uno a uno».

Il ricordo della nipote Sofia

Una di loro si alza, e si avvicina al leggio. Con voce trafelata e cristallina, emozionata ma solida, lascia un ricordo indelebile. E’ Sofia che ricorda l’amore della nonna per le rose: «Mi mancheranno i fiori che mi facevi trovare in camera mia al mio arrivo a Ravenna. Mi mancheranno gli scherzi in piscina e i tuoi insegnamenti. Quando mi dicesti che bisognava essere educati anche con i maleducati. Mi dicesti, un giorno, che ti avevo salvata dal cancro. Mi dispiace, nonna, di non averti salvata una volta ancora».

Ritorna al banco con passo delicato e non perde il contegno nemmeno dopo quelle parole così intense e difficili. Molti sguardi si incrociano per condividere una silente ammirazione e altri si distolgono per nascondere lacrime di commozione. Don Ugo procede alla benedizione della salma e mentre l’incenso ancora aleggia a mezz’aria una folla compita svuota la chiesa di San Francesco. Idina se ne va e quello che rimane è solo un sentore di rosa bianca, elegante e discreto. Come lei.

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