RAVENNA

20/08/2018 - 11:18

A Ravenna richiedente asilo sfruttato al mare si licenzia per giusta causa

La vertenza sindacale gli ha fatto ottenere gli arretrati dovuti dallo stabilimento di Lido di Classe

A Ravenna richiedente asilo sfruttato al mare si licenzia per giusta causa

RAVENNA. Accolto in Italia come richiedente asilo, ha trovato lavoro al mare, in uno stabilimento balneare di Lido di Classe.
Ma dopo due mesi di straordinari, senza ricevere mai lo stipendio pattuito, ha deciso di licenziarsi. Ieri, davanti a quello stesso stabilimento Jeff si è ripresentato e assieme a lui tutto il sindacato Adl Cobas Romagna, manifestando per circa due ore contro «lo sfruttamento dei lavoratori nel settore turistico-balneare».

L’arrivo in Italia

«Jeff - testimoniano i sindacalisti - è un richiedente asilo accolto in un centro di accoglienza straordinario a Cesena. Frequenta con impegno una scuola di italiano, si attiva nella ricerca del lavoro, e dopo essere finito in strada alla fine del progetto arriva a Rimini, accolto presso Casa Don Gallo. La stabilità di un luogo in cui vivere lo spinge alla ricerca di un lavoro nel settore turistico».
A metà di marzo entra in contatto con il proprietario di uno stabilimento balneare di Lido di Classe.
«Inizia a lavorare il 29 marzo, per più di un mese in nero, poi arriva il contratto (all’inizio di maggio) ma le condizioni di lavoro sono comunque pesanti». Lamenta lo stipendio che arriva a singhiozzo, con straordinari fissi non retribuiti (l’orario di lavoro, assicurano i sindacalisti, era di 70/80 ore settimanali), niente giorno libero e un trattamento non proprio appagante.

Il licenziamento e la protesta

Dopo due mesi di lavoro, lo straniero a malapena riusciva a pagarsi le spese di trasferta, grazie ai «piccolissimi acconti» ricevuti. Ed è alla fine di giugno che decide di licenziarsi per giusta causa, avvicinandosi al sindacato.
Dopo l’apertura della vertenza sindacale il lavoratore ha ricevuto quanto dovuto da contratto, «ma non degli straordinari fissi (altre 40 ore settimanali) che lui ha svolto, né dei mancati giorni liberi».
Così il sindacato ha colto l’occasione «per rivendicare la piena applicazione del Ccnl del settore turistico e a reclamare maggiore attenzione delle Istituzioni locali e preposte al tema del grave sfruttamento lavorativo nel turismo, che accomuna questo settore a quello dell’agricoltura, se consideriamo le condizioni di lavoro e la paga prevista».

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