RAVENNA

Ville al mare, uffici e capannoni: ecco gli immobili “soffiati” alla mafia

Sono undici quelli confiscati in provincia, situati a Marina Romea, Lido Adriano e Tagliata Ma ce ne sono anche in città e nell’entroterra

di FEDERICO SPADONI

12/05/2018 - 13:04

Ville al mare, uffici e capannoni: ecco gli immobili “soffiati” alla mafia

RAVENNA. Villette, appartamenti, capannoni industriali e terreni edificabili. La mappa dei beni immobili confiscati alla mafia va dall’entroterra ai lidi e conta nella sola provincia di Ravenna ben undici casi. Dopo Parma (22 le confische eseguite), Bologna (18), Ferrara (17) e Rimini (16), il capoluogo bizantino si piazza al quarto posto fra le nove province della regione che, nessuna esclusa, risultano tutte colpite in vario modo da infiltrazioni mafiose. È il sito mappalaconfisca.com, realizzato in collaborazione con il Centro interdipartimentale di ricerca in storia del diritto, filosofia e sociologia del diritto e informatica giuridica dell’università di Bologna e con il master universitario in Gestione e riutilizzo di beni e aziende confiscati alle mafie “Pio La Torre”, che l’aggiornamento degli immobili sottratti alla malavita disegna una vera e propria mappa delle infiltrazioni smascherate dallo Stato.

Al mare

Lido Adriano ne conta due. Il primo in via Rossini al civico 7 di un condominio di sette piani a pochi passi dal lungomare, confiscato il 25 giugno del 2008 con decreto emesso dal tribunale di Milano e divenuto definitivo con sentenza della cassazione nel 2010. Dopo la confisca è stato destinato al comune di Ravenna e assegnato nel 2012 dall’agenzia del Demanio ad Acer per far fronte alle richieste nell’ambito dell’emergenza abitativa. Prima però è stato necessario un restyle cofinanziato da Comune e Regione, rispettivamente con 15mila e 35mila euro. Analoga situazione per un’altro appartamento in viale Doninzetti. Tra i lidi ravennati figura anche Marina Romea, con altri due appartamenti in via Betulle e in viale Ippocastani.

Andando verso sud si arriva a Tagliata di Cervia. Al civico 31 di via Puglie c’è una villa bifamiliare a due piani con giardino, a ridosso della pineta e poco distante dalla spiaggia. È stato assegnato al Comune di Cervia già nel 2012 per realizzare una casa rifugio per le donne vittime di violenza, grazie a un progetto cofinanziato dal Comune con 22.500 euro e dalla Regione con 52.500 euro.

Dalla città alla zona industriale

A Ravenna sono tre i casi, due dei quali nello stesso edificio di via Le Corbusier. Al civico 33, piano primo, c’è un appartamento ad uso ufficio con una rendita catastale stimata a 1.136 euro, la cui proprietà era in qualche modo legata ad ambienti vicini alla criminalità organizzata. Ora è sotto confisca definitiva e potrà essere utilizzato. Dista forse qualche pianerottolo appena dal numero 39, simile per caratteristiche, e anche questo finito sotto sigilli per essere ceduto a nuovi proprietari, presumibilmente, dalla fedina penale pulita.

Il terzo si trova invece nella zona industriale, in via Fernando Santi: si tratta di un terreno edificabile con un capannone industriale di 3000 metri quadri, attualmente in disuso.

L’entroterra fino a Faenza

Voltando le spalle al mare si arriva a Mezzano. Qui le proprietà confiscate sono due abitazioni gemelle in via Eugenio Chiesa; due villette bifamiliari accorpate e legate a due autorimesse da 24 e 25 metri quadri. Non tutto l’immobile però è tornato nelle mani dello Stato. Il 50 per cento di entrambi spetta a due differenti persone, che evidentemente non si sono messe nei guai con la giustizia. Qualche chilometro ed eccoci a Rossetta di Bagnacavallo, in via Fratelli Pappi numero 8. Il fabbricato industriale utilizzato come laboratorio e magazzino per attrezzature agricole ospita ancora qualche macchinario, nonostante gli evidenti segni del tempo. L’umidità di risalità sta mettendo a dura prova il calcestruzzo e le murature.

È infine a Faenza, in piazza Bertoni, che si trova l’ultimo immobile tolto alla mafia in provincia di Ravenna. Anche questo si somma a un patrimonio immenso, che il Protocollo d’intesa sulla gestione dei beni sequestrati e confiscati - proposto dal tribunale di Bologna ai diversi attori locali - ha stimato valga 6 milioni di euro.

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