TRAGEDIA SUL CAMPO DI RUGBY

04/05/2018 - 11:43

Donati gli organi di Rebecca Braglia

La Procura apre un fascicolo. Acquisiti i referti medici e delegati gli accertamenti alla Mobile, potrebbe essere disposta l’autopsia. L’ipotesi di reato è quella di omicidio colposo

Donati gli organi di Rebecca Braglia

RAVENNA. La Procura ha aperto un fascicolo a carico di ignoti con l’ipotesi di reato di omicidio colposo sulla morte di Rebecca Braglia, la rugbista 18enne deceduta in seguito al trauma cranico riportato domenica dopo un placcaggio sul campo di via Dismano Vecchio. Nel fascicolo conoscitivo sul tavolo del sostituto procuratore Monica Gargiulo erano già confluiti i referti dell’ospedale e i primi accertamenti delegati ai poliziotti della Squadra mobile. Un dramma che pare comunque riconducibile ad una tragica fatalità conseguente ad un normale scontro di gioco durante la sfida di Coppa Italia femminile di rugby a 7 tra l’Amatori Parma, per cui era tesserata la ragazza, e la formazione Muse Ravenna-Scarlet Imola. Non vi sarebbero al momento elementi per configurare altri scenari, tanto che era già stato concesso il nullaosta per l’espianto degli organi, anche se il sostituto procuratore Silvia Ziniti, titolare del procedimento, potrebbe comunque disporre l’autopsia.

L’infortunio costato la vita alla rugbista (caso su cui il procuratore federale della Federugby Salvatore Bernardi sta acquisendo documentazione, tra cui i verbali di gara, per effettuare le proprie valutazioni) appare dunque un fatto del tutto accidentale considerando anche che l’azione, poi conclusa con una meta, era stata ritenuta regolare dall’arbitro. Purtroppo nel cadere all’indietro la giovane ha sbattuto con la nuca contro il terreno. Nonostante il tempestivo intervento del medico presente a bordo campo e dell’elimedica, atterrata sul terreno di gioco, la giovane ha perso quasi subito conoscenza. Rimasta a terra, ha fatto appena in tempo a rispondere al proprio allenatore che gli chiedeva come stesse, dicendogli «mi fa molto male la testa». Le ultime parole prima della disperata corsa all’ospedale e dell’altrettanto disperato tentativo di ridurre l’ematoma con un intervento.

Una tragedia che ricorda quella che nel febbraio 2016 costò la vita al 44enne Jonathan Glyn Jones, finito in coma dopo uno scontro sul campo da rugby della Darsena. L’autopsia riscontrò la presenza di due emorragie, una all’altezza della cassa toracica e un’altra, molto più vasta, a livello cerebrale conseguenza di una botta ricevuta all’altezza della tempia. Anche in quel caso venne aperto un fascicolo come atto dovuto, poi archiviato.

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