RAVENNA

21/04/2018 - 12:53

di FEDERICO SPADONI

I resti di Sant’Agnese? Sono esposti a Bologna

Dopo due anni di scavi e polemiche per rendere pedonale l’area sbucano i primi reperti

I resti di Sant’Agnese? Sono esposti a Bologna

RAVENNA. Che fine hanno fatto i resti di Sant’Agnese scoperti durante gli scavi in piazza Kennedy? Alcuni sono ora esposti. A Ravenna? No, a Bologna, nelle sale del Museo civico medievale del capoluogo felsineo. Correva l’anno 2016 quando, con gli scavi ancora in corso e una già annunciata data per riprendere i lavori di pavimentazione che di lì a poco avrebbero richiuso per sempre le antiche tracce parietali della basilica scomparsa, voci di corridoio mormoravano di una mostra all’interno di Palazzo Rasponi per svelare alla cittadinanza una Ravenna archeologica sconosciuta ai più. Poi più nulla, fatta eccezione di una conferenza stampa in cui si disse a grandi linee cosa era stato trovato.

I reperti a finiti a Bologna

Alcuni di quei reperti, ben ripuliti dopo secoli di oblio, sono ora esposti “a sorpresa” a Bologna. Non si tratta però di un “esproprio” permanente. È invece un prestito, in occasione della mostra temporanea, “Medioevo svelato”, a cura di Sauro Gelichi e Luigi Malnati, che rimarrà allestita fino al 17 giugno nel museo bolognese e intende fare il punto su 40 anni di scavi in regione che hanno portato alla luce reperti medievali. Da Ravenna ne sono partiti quattro, scoperti nel 2016 tra i resti della basilica di Sant’Agnese: un capitello di arredo liturgico del XII secolo, poi un frammento di sarcofago o di altare in marmo della fine del V secolo, una porzione di arcata di ciborio della metà VIII secolo e un elemento di arredo liturgico della fine dell’VIII secolo. Materiali, spiega una delle archeologhe responsabili della mostra, Cinzia Cavallari, «rinvenuti non nel contesto originario ma riutilizzati come materiale edilizio con nuove finalità nelle fasi successive».

Il futuro dei reperti

Sul futuro dei preziosi reperti esposti l’archeologa rassicura: «Terminata l'esposizione verranno consegnati alla Soprintendenza. Posso solo ipotizzare un lungo lavoro di restauro e di schedatura dei numerosi manufatti recuperati in scavo».

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