La lotta iniziata nel 2012

13/04/2018 - 10:44

di Federico Spadoni

Ecco la mappa che rimette in gioco il bitumificio della Cmc

Una variante firmata dal presidente della Provincia ridisegna le aree legittimate a ricevere rifiuti urbani, speciali e pericolosi. E si trova a ridosso del centro abitato

Ecco la mappa che rimette in gioco il bitumificio della Cmc

Ravenna

Su Porto Fuori torna lo spettro del bitumificio. Perché i terreni a nord del centro abitato e a est della Classicana passeranno da “aree non idonee alla localizzazione di impianti di smaltimento e recupero di rifiuti urbani, speciali e speciali particolari” ad “aree ad ammissibilità condizionata”. A sancire il cambio di destinazione è una variante specifica al Piano territoriale di coordinamento provinciale (Ptcp), firmata da Michele De Pascale nelle vesti di presidente della Provincia lo scorso 27 novembre 2017, ma non ancora pubblicato nell’albo pretorio. Sono terreni che ricadono all’interno di parte della Logistica 3 (quella nei pressi di Porto Fuori) e anche nella zona delle Bassette, contemplate all’interno del progetto dell’Hub portuale approvato in via definitiva dal Comitato interministeriale per la programmazione economica.

È questo l’atto che ha risvegliato fantasmi che i più battaglieri fra i residenti della frazione alle porte di Ravenna pensavano ormai sconfitti.

I 90 ettari della Cmc

In quel comparto, che dalle mappe cartografiche risulta in gran parte di proprietà della Cmc per una copertura di circa 90 ettari, si sono battuti per anni a colpi di esposti e petizioni vari comitati. La preoccupazione riguardava l’intenzione di spostare il bitumificio della Sic (azienda parte del gruppo della Cooperativa muratori e cementisti), dopo aver portato a livello il terreno ospitando gratuitamente parte dei fanghi di dragaggio del Candiano. La battaglia di cittadini e residenti aveva contribuito ad avviare un’inchiesta della Procura per dirigenti e funzionari pubblici, conclusosi con un non luogo a procedere.

Nel frattempo, accantonato il “Progettone” di Di Marco, il nuovo presidente di Autorità portuale, Daniele Rossi, ha ritracciato le aree di confine (approvate dal Cipe nel febbraio scorso) escludendo proprio i 90 ettari della Cmc perché oggetto di un procedimento penale all’epoca ancora in corso. Vincolo che però, con la chiusura dell’inchiesta, ora è sciolto.

La nuova variante

Ecco perché adesso preoccupa la variante vergata da De Pascale, che ridisegnando le “zone non idonee” ad accogliere impianti di smaltimento e recupero di rifiuti, rimette in gioco il progetto della Cmc. Ed è questa l’ipotesi tanto temuta da alcuni residenti, riuniti nel comitato Vitalaccia Dura. Come spiegato ieri sulle colonne del Corriere di Romagna, il timore è che la cooperativa torni a offrirsi per accogliere i fanghi da dragaggio del canale, per poi spostare l’impianto non più compatibile con i piani urbanistici che tutelano le aree abitate della città. Per questo i rappresentanti (Monica Maltoni tra i promotori delle iniziative di protesta) sono già partiti con un volantinaggio per informare i cittadini «che il nostro impegno a difesa dell’ambiente proseguirà», promettendo nuove azioni future.

Il ritardo nella pubblicazione

Per il momento, però, la variante già licenziata dal sindaco resta in attesa dell’approvazione in consiglio provinciale e della pubblicazione. Così resta in vigore il “vecchio” piano territoriale. Una rassicurazione che però non placa i timori. Sono concessi al massimo trenta giorni per presentare osservazioni e ricorsi dal momento della pubblicazione dell’atto sul sito della provincia. E a Porto Fuori le vedette sono in allerta.

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