FAENZA

Lega e M5s euforici. Bosi: «Non siamo più un voto di protesta»

Padovani: «Ci è mancato un candidato faentino» Rontini (Pd): «Ora spetta agli altri trovare la quadra»

di FRANCESCO DONATI

07/03/2018 - 13:32

Lega e M5s euforici. Bosi: «Non siamo più un voto di protesta»

FAENZA. Elezioni, la città manfreda si distingue sempre: ai tempi della Dc, quando tutta la Romagna era “rossa”, Faenza era la “mosca bianca”. Adesso che quasi tutta la regione ha spostato l’ago della bussola verso il centrodestra e I “5 stelle”, uno degli ultimi fortini renziani è proprio Faenza. In sostanza è ancora la “mosca bianca”, o balena che dir si voglia. Anche perché il Pd renziano è proprio qui ad alta trazione Dc, Margherita. Il fortino però traballa: pentastellati e centrodestra (Lega in testa) l’hanno cinto d’assedio.

La Lega gongola

«Se andassimo a votare tra sei mesi per le comunali – è sicuro Gabriele Padovani, leadar del carroccio locale – assisteremmo alla sua completa disfatta». Padovani è soddisfatto di come è andata il 4 marzo: «Ringrazio i tanti che hanno preferito la nostra coerenza all’ambiguità del Pd, che è crollato per la sua presunzione». I grillini però vi hanno sopravanzato… «E’ successo solo perché non abbiamo avuto candidati locali: Faenza li avrebbe meritati, perché le nostre percentuali erano forti, non ce li hanno dati ed è andata così».

“Grillini” euforici

Massimo Bosi dei 5 Stelle non trattiene l’euforia: «Il nostro è un risultato storico, perché senza coalizione abbiamo raddoppiato i voti delle Amministrative: ha pagato la nostra credibilità concreta, non siamo più un voto di protesta. Qualsiasi governo ora deve passare dalle nostre posizioni. Noi siamo stati chiari: sono gli altri che hanno problemi interni da risolvere. Siamo aperti a tutti coloro che vorranno ragionare sui nostri punti programmatici». Pare che l’orientamento sia avere l’appoggio di un parte del Pd, più che dal centrodestra... «Abbiamo tematiche che stridono sia con gli uni che con gli altri. Credo che con una parte del Pd “derenzizzata”, vi siamo maggiori convergenze. Con Emiliano per esempio. Vedremo. Comunque i giochi restano aperti con tutti. A Faenza lo scontro è con la balena bianca: ultimo residuato della Dc, targato Pd in Italia, ultimo baluardo renziano. Se continuano così, credo che prenderanno cappotto ad una prossima tornata».

La delusione dei renziani

Già il Pd renziano, quello che governava l’Italia, e che governa ancora Faenza e la regione: “Ci manca solo che il centrosinistra accetti di prendersi la responsabilità di un governo anche stavolta – ha commentato Manuela Rontini su Facebook –. Suvvia, non scherziamo. Siamo arrivati terzi, dopo una sconfitta sonora. Staremo all’opposizione. Spetta agli altri trovare la quadra». Anche la sua analisi è coerente con quanto dichiarato prima del voto: come dire non è che prima ci si scanna e poi si appoggia. Renzi non si è dimesso probabilmente per questo, per coerenza, per tenere unito il più possibile il Pd nell’evasione verso i 5 Stelle.

Il flop di LeU

Forse ci si aspettava di più da Liberi e Uguali, di cui Antonio Bandini è esponente di spicco a Faenza, fuoriuscito dal Pd per andare con Grasso, Bersani, Errani. «Siamo nati solo un mese fa in mezzo a mille difficoltà: sì, ci aspettavamo qualcosa in più, pensavamo fosse ancora possibile intercettare più persone scontente facendo leva su lavoro, uguaglianza, redistribuzione del reddito. Evidentemente siamo stati tardivi, arrivati quando la gente aveva già scelto di perseguire il cambiamento in modo diverso. La sinistra comunque non è morta: c’è stato solo il netto rifiuto di una classe dirigente, bisogna risintonizzarsi con la base, la politica non deve trascendere nell’avanspettacolo. Forse è una batosta che ci voleva. Per riformarci e ricompattarci come centrosinistra».

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