CERVIA

Nella gang dei bancomat anche un ristoratore

Metteva a disposizione il Pos per finti pagamenti che poi riversava attraverso bonifici bancari ai membri della banda

06/03/2018 - 15:30

Nella gang dei bancomat anche un ristoratore

CERVIA. C’è anche il gestore di un ristorante di Cervia tra gli otto denunciati a piede libero dal Nucleo speciale polizia valutaria della guardia di finanza nell’ambito dell’operazione ’Red Card’, con cui è stata smantellata una banda specializzata nell’uso di carte di credito clonate, che aveva «transato illecitamente circa un milione di euro». Oltre alle otto denunce, i finanzieri fanno sapere di aver eseguito in collaborazione con i comandi provinciali di Bologna, Pescara e Vibo Valentia su disposizione della Procura di Velletri un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti di sette persone, accusate, assieme agli otto denunciati a piede libero, di aver commesso, in tutta Italia, "reati inerenti l’illecito utilizzo di carte di credito clonate".

Sospetti sul Pos del ristorante

Il ristoratore di Cervia, un uomo originario della Basilicata, metteva a disposizione il proprio Pos (l’apparecchio utilizzato per i pagamenti con carta di credito) per le operazioni illecite di alcuni degli altri indagati. Buona parte delle cifre pagate, oltre il 50 per cento, veniva poi immediatamente girata tramite un bonifico a uno degli indagati. L’uomo è stato incastrato grazie alle segnalazioni, da parte delle banche, di una serie di operazioni ’sospette’, che si sono aggiunte a un quadro probatorio che era già abbastanza definito. Tra i sette finiti ai domiciliari c’è poi un uomo di origine calabrese residente a Bologna, che però non è stato preso nel capoluogo emiliano ma in Calabria, dove era tornato per far visita alla famiglia. Quest’ultimo si occupava di trovare i codici delle carte di credito da clonare.

Il pagamento da 500mila euro

L’indagine - si legge in una nota della Finanza - è partita grazie a «una comunicazione inviata dall’Ufficio sicurezza della società Nexi (già Cartasì), che gestisce il circuito di pagamento con moneta elettronica, in cui venivano segnalati dei tentativi di pagamento effettuati in un’azienda di autotrasporti di Pomezia, in provincia di Roma, risultati anomali per l’entità dell’importo e l’origine estera della banca che aveva emesso le carte di credito utilizzate». Dall’analisi delle modalità con cui era stata eseguita l’operazione è poi emerso che alcune delle carte di credito usate «erano state già adoperate per effettuare pagamenti, in frode, in altre località d’Italia». Gli indagati, molti dei quali di origine calabrese, erano già noti . Da subito le Fiamme gialle hanno collegato «le singole condotte illecite e i responsabili con le informazioni provenienti dalle banche e con quelle esaminate a seguito delle segnalazioni di operazioni sospette», tra cui «una movimentazione anomala di 9mila euro, bonificata da un agriturismo a uno degli indagati». Le intercettazioni hanno poi consentito di «svelare il modus operandi della banda», che «individuava esercenti compiacenti, con i cui Pos effettuava i ’pagamenti’, ottenendo poi la restituzione della somma decurtata di una percentuale trattenuta dal titolare dell’esercizio». Sono poi stati effettuati «tentativi di pagamento con diverse carte, prima per importi irrisori per verificarne il funzionamento, poi per cifre più alte», come quello, fallito, «da 500mila euro tentato in una concessionaria con una carta intestata ad un cittadino degli Emirati Arabi».

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